In Europa serve una nuova lotta di classe. Il pericolo fascista è dietro l’angolo.

Tea Jarc è la presidente di Mladi plus, sindacato sloveno che riunisce studenti e giovani precari e disoccupati. “L’Unione europea ha bisogno di cambiamenti radicali, altrimenti tra cinque anni le cose rimarranno come sono ora e le persone saranno ancora più deluse. La delusione alimenta i populisti. Non possiamo permetterlo”

Pensavo fosse editoria invece era un calesse. Il lavoro culturale è una chimera: sporco, povero e precario

I lavoratori culturali sono oscuramente convinti che tutti i sacrifici, le ore extra, gli articoli in più, le mansioni last minute la sera tardi, tutta questa eccedenza gratuita – rispetto alla miseria che si guadagna – li giustifichi davanti al mondo, e che questo volontariato verso la società, la cultura e, non da ultimo, il proprio ego, li ripagherà. Ma chi è che glielo fa fare? Un articolo-denuncia di Silvia Gola

Questa giungla non può essere il lavoro del futuro. Per Maurizio Landini senza risposte ai giovani questo Paese non avrà chance

“A Bologna hanno licenziato 40 rider.” Più volte Maurizio Landini, intervistato da Lucia Annunziata durante la puntata odierna di In mezz’ora in più, ha nominato i ciclofattorini delle app di consegna a domicilio. Simbolo della precarietà selvaggia che caratterizza il lavoro giovanile e non solo. Ma indipendentemente dal lavoro – che sia via app o no – il tema, precisa ancora il segretario generale della Cgil – è che tutti, autonomi, collaboratori, partite iva, devono godere delle stesse tutele.

La democrazia e il suo tempo

Rousseau o non Rousseau, la verità è che se vogliamo la democrazia dobbiamo avere la forza di rivendicare il nostro tempo e di liberare le nostre vite dal ricatto della precarietà. Perché la democrazia è un meccanismo complesso che richiede tempo per incontrarsi, conoscersi, confrontarsi, capirsi, superare le differenze, raggiungere una sintesi. Una riflessione di Luca Cioffi

Né martire né traditore

Questa è la storia di Marco Virgili, un ingegnere, un ragazzo che ha scelto di lasciare l’Italia con consapevolezza e che non sa se tornerà. Non è un bamboccione, non ha bruciato il passaporto e ha voglia di lavorare da vendere. Sollecita tante riflessioni: sulla vivibilità delle nostre città, sulla formazione, sul mercato del lavoro