In Europa serve una nuova lotta di classe. Il pericolo fascista è dietro l’angolo.

Tea Jarc è la presidente di Mladi plus, sindacato sloveno che riunisce studenti e giovani precari e disoccupati. “L’Unione europea ha bisogno di cambiamenti radicali, altrimenti tra cinque anni le cose rimarranno come sono ora e le persone saranno ancora più deluse. La delusione alimenta i populisti. Non possiamo permetterlo”

L’Europa dice no a ong e porti aperti. “Salviamo le bestie, ma non gli esseri umani.” L’amarezza di Pietro Bartolo per il voto del Parlamento UE

A Strasburgo oggi si poteva scrivere una pagina molto diversa. Una di quelle che avrebbe aiutato l’Europa a ritrovare l’anima perduta. E invece i parlamentari chiamati a votare la cosiddetta risoluzione pro-ong hanno detto no. «È incredibile. – ha dichiarato il medico di Lampedusa Pietro Bartolo, uscendo dall’aula – Ci occupiamo di salvare le bestie, ma non gli esseri umani. Ieri abbiamo deciso di difendere le api, oggi abbiamo deciso di non salvare gli esseri umani».

…E scusate se oggi ci sentiamo vichinghi

E’ servita una settimana. Neanche: 6 giorni per liberarci dalla politica dei porti chiusi. Ci voleva tanto? No. Ma ci è voluto solo perché qualcuno aveva pensato che giocare sulla pelle delle persone facendo finta di battere i pugni sui tavoli europei fosse una buona strategia elettorale. Uno così miope da allearsi con i populisti del blocco di Visegrad senza capire – o facendo finta di non capire – che era proprio quella l’alleanza da evitare.

1151 volte basta

Mentre la Sea Watch riesce a soccorrere 53 migranti a largo della Libia, fermo sulla Mare Jonio, ancora sequestrata a Licata, Luca Casarini della ong Mediterranea ricorda le 1151 vittime dell’ultimo anno di soccorsi negati e porti chiusi. “I talebani dell’autoritarismo hanno trasformato il lavoro umanitario in conflitto. Non riuscendo a dare risposte ai problemi del lavoro, del reddito, del debito pubblico e a nessun’altra vera emergenza del Paese hanno creato uno scontro di civiltà con un nemico: i poveri nelle loro varie forme. Ma abbiamo gli anticorpi per reagire e li useremo tutti”

Sindacato di Frontiera

Qualche settimana fa il nostro blog intervistava Alessandro Di Gregorio, regista del cortometraggio vincitore del David di Donatello 2019.
Frontiera è ambientato sull’isola che nell’ottobre 2013 fu teatro della più grande tragedia dell’immigrazione. Almeno 368 morti. All’epoca tutti, in Italia e in Europa, dissero mai più. Oggi, invece, l’ordine è: porti chiusi. Questa sera il film verrà presentato nella sede nazionale della Cgil. A discutere con gli autori il segretario generale Maurizio Landini. A moderare il dibattito il segretario nazionale Giuseppe Massafra. Vi riproponiamo il trailer e la nostra conversazione con il regista.