Mille morti: la guerra contro i curdi non si è mai fermata. Ed è una delle più sporche che abbiamo conosciuto.

Immagini e numeri di un conflitto che l’opinione pubblica mondiale sembra già aver dimenticato.Armi chimiche, violenze contro i civili, nessun rispetto per gli accordi, il sospetto – denunciato dai curdi – di un tentativo di “sostituzione etnica”, l’accanimento contro le donne, vero simbolo dell’emancipazione del Rojava: accade alle porte dell’Europa e non se ne parla quasi più.

5 giorni di tregua: Usa e Turchia impongono ai curdi di ritirarsi. Le persone muoiono sotto le bombe e quello sciagurato di Trump parla di “amore difficile”

“Tough love” suona come quel sentimento che alcuni cronisti osano ancora chiamare amore ma che invece è solo odio, delirio di onnipotenza e disprezzo dell’altro e che anima quegli uomini violenti che picchiano, abusano e uccidono le donne. La guerra turca contro il popolo curdo è perversa anche quando si parla di tregua.

Un pugno al razzismo, un calcio alla guerra. Città del Messico chiama Istanbul.

Gino Strada ha un sogno. Che alla finale di Champions League in programma a Istanbul, non si presenti nessuno, che siano le squadre a dire: “Noi qui non giochiamo”. Impossibile non pensare a quella sera di 51 anni fa: a Tommie Smith e John Carlos e ai loro pugni alzati. Ma questa è anche la storia del St.Pauli, del cestista Enes Kanter e di un’epica tifoseria contro razzismo e violenza

Se amiamo la libertà, dobbiamo scendere in piazza. La lettera delle donne curde al mondo

È un invito a partecipare alla mobilitazione internazionale in segno di solidarietà nei confronti della resistenza curda. È anche il racconto delle atrocità e di una violenza che rievoca la pulizia etnica. Contro la guerra della Turchia si manifesta in numerose città. Oggi a Milano davanti al Consolato turco e a Roma – con Cgil, Cisl e Uil – in piazza Santi Apostoli a partire dalle 17.30. Scendiamo in piazza ovunque con questa lettera nel cuore.

“Tanto di cappello? Che se lo tenga pure in testa.” L’esemplare risposta di Un Ponte per, sul campo in Siria, all’ex Ministro Matteo Salvini

Lui si complimenta con l’unica ong italiana operativa nei territori siriani attaccati dai turchi, loro rispondono: “Il ‘cappello giù’ di un Ministro che ha fatto del razzismo e della disumanità le sue parole d’ordine, promuovendo misure discriminatorie nei confronti di altri esseri umani, non ci interessa.”