3 ottobre 2013: 368 migranti muoiono a largo di Lampedusa. Pietro Bartolo: non avevano più polpastrelli né unghie, li avevano consumati prima di soffocare.

Sei anni fa, alle 3 e 30 della notte, un’imbarcazione carica di migranti, in maggioranza eritrei, affonda. Manca solo mezzo miglio alle coste dell’isola siciliana. Quel 3 ottobre al medico tocca scendere nella stiva. Al buio: «camminavo su cuscini, non capivo. Poi ho acceso la pila e sono scappato fuori, stavo calpestando i 368 morti»

Liberate loro, prendete noi

Alessandro Metz, armatore della Mare Jonio, commenta l’ultima mossa del perdente cattivo e cattivista: sequestro e sanzione. Ma va bene. Abbiamo vinto comunque. Loro sono liberi, dalle torture e dalla violenza, a terra e lontani dal mare di paura. Ne valeva la pena? 98 persone, 300.000 euro di sanzione, praticamente 3000 euro a persona, poche migliaia di euro a vita umana. Sì, ne varrà sempre la pena. Equipaggi di mare e di terra preparatevi a ripartire presto.

L’ultimo abbraccio

Un padre e una figlia. Immersi nel fango a un passo dalla salvezza. Ma senza essersi salvati. Questo è lo scatto del giorno. Ma è soprattutto la fotografia di un mondo dove la speranza è una macchia, la solidarietà una colpa. Ne vengono in mente altre di immagini che dal Rio Grande ci riportano a Bodrum. La maglietta rossa di Aylan, la ricordate? Da oggi non dimenticheremo neppure i pantaloncini di Valeria, rossi anche quelli. Pensate a quel padre che per tenersi stretta la bambina l’aveva persino infilata sotto la sua maglietta. Ma niente. Il muro dell’indifferenza non è stato oltrepassato. E anche l’indignazione, lo sgomento, quanto dureranno? Dopo Aylan abbiamo indossato tutti una t-shirt uguale alla sua per dire basta. Oggi dobbiamo ripeterlo di più e più forte. Perché non ci hanno ancora ascoltato. E se in Italia gridiamo #fateliscendere, agli Stati Uniti urliamo #fatelipassare. A chi predica di essere padre di tutti e di nessuno, rispondiamo che l’istinto paterno – quello vero – impone di tendere la mano, aiutare, soccorrere, amare. Così scrive Giorgio Sbordoni.

1151 volte basta

Mentre la Sea Watch riesce a soccorrere 53 migranti a largo della Libia, fermo sulla Mare Jonio, ancora sequestrata a Licata, Luca Casarini della ong Mediterranea ricorda le 1151 vittime dell’ultimo anno di soccorsi negati e porti chiusi. “I talebani dell’autoritarismo hanno trasformato il lavoro umanitario in conflitto. Non riuscendo a dare risposte ai problemi del lavoro, del reddito, del debito pubblico e a nessun’altra vera emergenza del Paese hanno creato uno scontro di civiltà con un nemico: i poveri nelle loro varie forme. Ma abbiamo gli anticorpi per reagire e li useremo tutti”