Call center al countdown

“Noi non siamo cartellini da timbrare, ma abbiamo vite, storie personali, famiglie che non possono essere cancellate con un colpo di spugna.” Irene Gaeta è una lavoratrice part-time in Almaviva Palermo. E’ tra i 3200 dipendenti che rischiano di essere licenziati già a settembre per il taglio delle commesse. Al tavolo ministeriale sui call center manca una settimana.

Giovani per sempre

Una riflessione amara sui call center. I ragazzi e le ragazze che entrano oggi in questo settore lo fanno per pochi euro e magari senza neanche un contratto. Sono i lavoratori dei call center sottoscala. Chi ci è entrato all’epoca del boom vive ancora con l’etichetta di ex giovane appiccicata addosso anche se la vita, invece che essere tutta davanti, sta scivolando tutta indietro. Scrive Luca Barbuto, lavoratore Vodafone

Appesi a un filo

Nei call center Teleperformance i lavoratori somministrati protestano. Secondo l’antico motto “divide et impera”, il gruppo vorrebbe imporre sacrifici ad alcuni addetti impiegati su delle commesse e non ad altri. Al contrario, il sindacato chiede il rispetto di un principio semplice: stesso lavoro, stessi diritti. Nel giorno della mobilitazione nazionale che vede impegnati i siti di Roma e di Taranto, pubblichiamo la testimonianza di un’operatrice.