Buonanotte ai frenatori

La Cgil è un treno in corsa, un Freccia Rossa dove non ci sono mai stati prima e seconda classe. Un treno capace di viaggiare in lungo e largo per tutta la penisola, raggiunge le grandi città metropolitane e i piccoli paesi delle comunità montane, corre sui binari dell’alta velocità come su quelli destinati ai pendolari e la tessera la paghi a seconda di quanto guadagni.
di Lorenzo Serio

Corleone è casa nostra

A Corleone si è conclusa positivamente la protesta dei lavoratori del C.I.D.M.A., il centro internazionale di documentazione antimafia. Le guide di questa sorta di museo della legalità, avevano chiesto di veder riconosciuto il proprio status di “lavoratori” ma l’associazione guidata dal sindaco della cittadina siciliana li aveva lasciati a casa sostituendoli con altri addetti.
Non hanno abbassato la testa e hanno proseguito la lotta insieme al sindacato. Alla fine sono riusciti a strappare un accordo che migliora le loro condizioni economiche e accoglie parte delle loro richieste. Sono proprio loro a raccontarci questa storia

Una Campania nel solco giallo-rosso?

In Campania più precari non si può. Anche in virtù dei 471 navigator vincitori di concorso rigettati dalle stesse Istituzioni. Si, certo, alcune do queste soffrono di eccessivo personalismo: è accaduto al Viminale, c’è chi ancora sta cercando di porvi rimedio; accade al vertice della Regione. Secondo Rita Labruna è tempo di una nuova stagione. E le istanze che arrivano dall’Irpinia riguardano molte altre località dell’Appennino

Al lavoro come alla guerra

Sono stati 5 i morti sui luoghi di lavoro nelle ultime ore. Una strage che prosegue nell’indifferenza della politica e delle istituzioni che dovrebbero inorridire di fronte a queste tragedie che continuano a ripetersi. Scrive Carlo Soricelli, curatore dell’Osservatorio indipendente di Bologna morti sul lavoro.

Torniamo umani

Le immagini del trasbordo dei 64 profughi recuperati da un gommone alla deriva e messi in salvo dalla Mar Jonio, impongono una considerazione: questo anno e mezzo di governo del cambiamento che si è appena concluso ha prodotto uno dei più grandi abomini in termini di produzione legislativa, quello che passa col nome di Decreto sicurezza. Un intervento di Giuseppe Massafra, segretario nazionale della Cgil

Fine di un governo maschilista

Chi ha condotto i giochi dell’ultimo esecutivo? Chi ne ha saldamente tenuto in mano le redini? Quali sono stati gli stereotipi veicolati? Un’accozzaglia di simboli che poco hanno a che vedere con i tempi che viviamo: coroncine di rosario, donne confinate nella sfera domestica, drastiche limitazioni al concetto di famiglia. Una breve riflessione di Lara Ghiglione, segretaria generale della camera del lavoro spezzina

Un cristiano non vota Lega

La Lega e il suo leader disprezzano totalmente le persone. A dirlo padre Alex Zanotelli, mentre centinaia di persone continuano a versare tra le onde di fronte alle coste di Lampedusa e altrettante continuano ad affondare in quell’enorme cimitero tra Europa e Africa. Qualsiasi decisione verrà presa nelle prossime ore riguardo il futuro di palazzo Chigi, vorrei che le sue parole rimanessero scolpite in questo nostro spazio per non dimenticare ciò che i nostri occhi hanno visto in questi 14 mesi di governo giallonero e che dovremo tener ancora presente per il futuro. Tutte le volte che mi è capitato di incontrare il missionario comboniano l’ho visto circondato da ragazzi. Anche solo per questo vale la pena riflettere sulle sue parole.

Il lavoro: la nostra chimica vitale

Secondo l’Istat siamo un Paese fermo. Per ritrovare la carica vitale dobbiamo guardare ai giovani disoccupati, ai migranti sfruttati, alle donne divise tra desideri di autonomia e genitorialità, ai cassintegrati, ai riders, agli innovatori sociali, agli studenti e agli anziani. Solo così ritroveremo quella spinta economica, imprenditoriale, culturale e sociale di cui abbiamo urgente bisogno. Un intervento di Marina Mastropierro

Zona libera dai sovranisti

Questo titolo lo pubblichiamo sul nostro blog come fosse un adesivo. E qui resta indelebile. E’ la nostra risposta solidale al messaggio arrivato da Adam Rogalewski, direttore del dipartimento internazionale del sindacato polacco OPZZ. Il blocco di Visegrad è una miscela esplosiva di attacchi brutali allo Stato di diritto, alla democrazia e alle libertà civili. La Polonia ne fa parte. E l’odio crescente nei confronti della comunità LGBT è un campanello d’allarme. Stampiamocelo bene in mente.

Riprendiamoci il nostro tempo

Luca Cioffi è uno dei dirigenti sindacali più giovani della nostra organizzazione. Ricopre la carica di segretario organizzativo alla Camera del lavoro di Avellino. Vogliamo condividere una sua riflessione sul tempo che passa. Tempo che per noi non sembra mai essere quello giusto. Sempre troppo giovani perché non sembra mai arrivare il momento delle certezze lavorative ed affettive. Una generazione di perenni immaturi, come se fosse l’età la colpa che ci portiamo incollata addosso.

Una scuola per tutti

I dati diffusi dall’Istituto nazionale di valutazione del sistema educativo (Invalsi) fotografano tra le altre cose un Paese spaccato a metà. Due Italie: il Nord e il Sud. Con il Mezzogiorno più povero e meno istruito. Regione per regione gli studenti fanno fatica a comprendere un testo d’italiano o sono gravemente insufficienti in matematica. E la politica che fa? Si interroga sul diritto allo studio? Sui principi sanciti dalla Costituzione? No. Piega numeri allarmanti a favor di propaganda. Un intervento di Massimiliano De Conca, Flc Cgil

Giovani per sempre

Una riflessione amara sui call center. I ragazzi e le ragazze che entrano oggi in questo settore lo fanno per pochi euro e magari senza neanche un contratto. Sono i lavoratori dei call center sottoscala. Chi ci è entrato all’epoca del boom vive ancora con l’etichetta di ex giovane appiccicata addosso anche se la vita, invece che essere tutta davanti, sta scivolando tutta indietro. Scrive Luca Barbuto, lavoratore Vodafone

Giovani a perdere

Cara Italia, ancora una volta l’Istat ti ha sbattuto in faccia che non solo non sei un paese per giovani ma non sei neanche più un paese di giovani e, soprattutto, non lo sarai in futuro

Andiamo Avanti (Pop!) nonostante tutto…

È un periodo complicato per chi ha deciso di dedicarsi ai problemi delle altre persone. Tutte. Soprattutto degli ultimi. Per chi opera pensando che la solidarietà e il rispetto delle diversità siano valori assoluti. Per chi si è dovuto abituare a essere definito zecca rossa, buonista, comunista con il rolex. E tanti altri nomignoli più o meno volgari, più o meno aggressivi, spesso sessisti se rivolti ad una donna. Succede ovunque, forse di più nei territori con amministrazioni di destra a trazione leghista. Dove il consenso è anche fatto di manifestazioni di intolleranza e fastidio verso chi la pensa diversamente, verso chi rispetta la diversità e non fa distinzioni tra autoctoni e stranieri, quando si tratta di aiutare chi ha bisogno. È in questi contesti che, alcune volte, verrebbe voglia di chiudersi nel proprio fortino, che in questo caso corrisponde alla propria Camera del Lavoro, per evitare di ricevere insulti gratuiti e di subire inutili frustrazioni. Niente di più sbagliato. L’esperienza di un territorio e di una Camera del lavoro giovane e pop. Scrive Lara Ghiglione, segretaria generale della Camera del lavoro di La Spezia

Non è il mare a far paura

A chi soffia su intolleranza e razzismo scommettendo sulla xenofobia, Federica, lavoratrice e delegata sindacale della Grande Distribuzione, spiega che quello che fa veramente spavento è il lavoro povero. Da Genova, terra di accoglienza, il racconto di chi non si rassegna a fobie e ricatti e lotta per i diritti umani e un contratto dignitoso

Voi li lasciate affogare, noi vi salveremmo

Ascoltateci bene, voi che siete al governo, che chiudete i porti, che volete affondare le navi, se in quelle gabbie ci foste voi, noi vi tenderemmo comunque la mano perché è questa la bellezza dell’umanità, la sua forza straordinaria e inarrestabile: quando l’umanità chiede aiuto, l’umanità risponde. La penna di Alessandra Giannessi, dell’Associazione Itaca, e il nostro atto di resistenza per la Sea Watch e per chiunque ovunque nel mondo: restare umani.