Ricercatori Determinati al cambiamento

La legge di bilancio, per il 2020, stanzia risorse irrisorie per gli atenei italiani. Fondi irrisori per risolvere i problemi dell’università pubblica. Negli ultimi dieci anni, il finanziamento ordinario ha subìto complessivamente tagli per oltre 5 miliardi di euro. Ospitiamo un intervento dei Ricercatori Determinati

Il 9 Gennaio il mondo del precariato universitario si è unito alla mobilitazione lanciata dalla piattaforma Ricercatori Determinati – insieme a Flc Cgil, Adi e Link – nata allo scopo di elaborare e discutere la riforma del reclutamento universitario.

La mobilitazione è stata lanciata a seguito dell’ennesimo mancato stanziamento di fondi per l’Università, che ha condotto alle dimissioni dell’ormai ex-Ministro Fioramonti. A partire dal 2008, e con l’approvazione della Riforma Gelmini, l’Università pubblica italiana ha perso oltre 1,5 miliardi di euro, e oggi, al netto dell’inflazione, il Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) è minore in termini assoluti rispetto a 10 anni fa.

Un progressivo abbandono del finanziamento pubblico all’Università dagli effetti devastanti: sono oltre 60mila oggi i precari della ricerca, più della metà di tutto il personale accademico. Si può quindi affermare che l’Università italiana si poggia in modo preponderante sul lavoro precario, con contratti di breve durata e dalle scarse certezze di rinnovo che spesso non permettono ai ricercatori di programmare la propria vita.

Una condizione condivisa anche con altri gli comparti lavorativi che operano all’interno dell’Università, come i servizi di portierato, pulizia e mensa, solo per citarne alcuni, ormai ovunque esternalizzati e dati in appalto ad aziende che impongono ai loro dipendenti orari estenuanti e paghe misere. Anche per risolvere questi problemi è necessario aumentare i finanziamenti stanziati per l’Università.

Ci sarebbero poi tutti gli altri problemi legati al mancato finanziamento del mondo universitario, come i fondi per il diritto allo studio che non bastano a coprire il fabbisogno nazionale, i fondi per la ricerca sempre insufficienti e i bandi per i fondi emanati a cadenza irregolare, per non parlare dell’edilizia universitaria, ormai quasi inesistente, e i posti di dottorato, ridotti ormai alla metà rispetto al 2008.

La situazione è divenuta insomma insostenibile, e i pochi milioni di euro stanziati nell’ultima legge finanziaria sono l’ennesimo schiaffo di una classe politica miope, che ha colpevolmente e coscientemente portato l’Università pubblica sull’orlo del collasso, negando il futuro a milioni di studenti e lavoratori. Per questo è arrivato il momento di reagire e chiedere a gran voce un profonda inversione di rotta, a partire dal rifinanziamento del sistema universitario già a partire dal prossimo Documento di Economia e Finanza, e discutendo una profonda riforma del sistema universitario italiano.

Riprendiamoci il futuro!
Divisi siamo niente, uniti siamo tutto!

1 Comment

  1. La ricerca è oltre che fondamentale rischiosa per la classe dirigente. Il vero motivo della politica che non pianifica la ricerca è ritrovarsi delle pratiche in più da gestire nel piano di spesa e investimenti. Hanno chiaramente paura di portare l’economia ad uno sviluppo sulla ricerca in ogni suo settore. Questa è la triste realtà!

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