L’importanza di chiamarsi Arturo

Arturo Ghinelli ha insegnato per tutta la vita. Per tutta la vita ha raccontato la sua storia ai tanti giovani che ha avuto di fronte. Una vicenda che si intreccia con quella di suo zio, Arturo come lui, morto ammazzato a soli 21 anni nell’eccidio delle Fonderie Riunite di Modena del 9 gennaio del 1950. A settant’anni da quella strage, la racconta a questo blog come ha fatto per anni ai suoi piccoli allievi.

“Ci racconti una storia?”
Va bene, ma quella che vi racconto oggi è una storia vera. È la mia storia, o meglio, la storia del mio nome. Lo sapete perché mi chiamo Arturo? Perché prima che io nascessi, quando ero ancora nella pancia della mia mamma, mio zio Arturo è morto, anzi è stato ucciso dalla polizia.

“Ma allora tuo zio era un ladro!”
No non era un ladro. Era un operaio che protestava perché voleva lavorare e invece il padrone della fabbrica aveva chiuso la fonderia e non voleva che gli operai andassero a lavorare.
Era tanto arrabbiato per tutti quegli operai che urlavano: ”Lavoro! Lavoro! Vogliamo il lavoro!” che chiamò la polizia per impedirgli di entrare e mettersi a lavorare. I poliziotti salirono sulla terrazza della fonderia (la fabbrica del ferro e dell’acciaio) piazzarono le mitragliatrici e cominciarono a sparare sugli operai.
Sei operai rimasero uccisi dai colpi delle mitragliatrici. Una bambina vide mio zio Arturo cadere colpito da un proiettile vicino alle sbarre del passaggio a livello che c’era lì vicino. Un altro operaio, di nome Angelo, cadde morto proprio davanti all’ingresso della fabbrica. Il figlio di questo operaio faceva la classe terza e quella mattina non andò nel cortile della scuola a giocare per la paura degli spari e delle urla. Molti operai rimasero feriti e perciò andarono all’ospedale per farsi curare, ma vennero arrestati perché ritenuti colpevoli di aver voluto entrare in fabbrica a lavorare.

Il giorno dei funerali dei sei operai uccisi, tutti i modenesi fecero largo al passaggio delle bare. Una folla immensa rimase in silenzio. Un silenzio rotto solo dai pianti degli amici e dei parenti.
Il figlio dell’operaio Angelo era rimasto orfano del papà ma quando usciva da scuola, con la cartella, andava a mettere dei fiori nel punto dove il suo papà era caduto sotto gli spari dei poliziotti. Anche la mia mamma e il mio papà parteciparono ai funerali. La mamma piangeva perché era morto suo fratello e il papà era triste e preoccupato per me che dovevo ancora nascere ma ero già nella pancia della mamma. Per questo quando finalmente nacqui i miei genitori decisero di mettermi il nome dello zio che non c’era più: Arturo.

Approfondimenti

BUONA MEMORIA di RadioArticolo1

Il blog indipendente Fortebraccio propone questa mattina la ricostruzione storica di quella giornata e delle altre drammatiche che seguirono in un articolo di Ilaria Romeo

RadioArticolo1 dedica un PODCAST con le voci di Arturo Ghinelli e Antonella Ballestri dello Spi Cgil Modena.

La pagina facebook di RadioArticolo1 dedica la rubrica BUONA MEMORIA alla strage

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