Rosarno, 10 anni dopo

È il decennale della Rivolta di Rosarno quando il 7 gennaio 2010 i braccianti immigrati reagirono contro lo sfruttamento e la violenza della ’ndrangheta, dei caporali e degli imprenditori fuori legge. Ma cambiare le cose sembra impossibile. Scrive Celeste Logiacco *


Sono trascorsi dieci anni dalla rivolta di Rosarno. Da allora, instancabilmente e con determinazione abbiamo chiesto azioni immediate e concrete necessarie a superare la situazione alloggiativa dei numerosi lavoratori migranti impiegati nella Piana di Gioia Tauro, abbiamo avanzato razionali proposte a breve e medio termine senza alcun dubbio più dignitose per migliorarne le condizioni igienico-sanitarie e di vivibilità, mettere in sicurezza uomini, donne e bambini e garantire una condizione del territorio più civile.
Oggi, a otto mesi dalla firma dell’ultimo protocollo, malgrado le nostre denunce e le pressanti richieste, l’impegno e gli appelli della Prefettura, dei sindaci della Piana da anni impegnati per provare a superare definitivamente le criticità e la complessità della situazione, l’importante lavoro di contrasto all’illegalità e al caporalato svolto dalle Forze dell’Ordine e dalla Questura di Reggio Calabria, seppur in presenza di importanti passi in avanti, risultano ancora tante le questioni irrisolte.
Il 6 Marzo dell’anno scorso lo sgombero della baraccopoli di San Ferdinando. Di quella vergogna nazionale non degna di un Paese civile, rimangono solo tonnellate di rifiuti e i nomi delle tante vite spezzate, dei tanti morti, bruciati, uccisi dal freddo e dagli stenti, dalle violenze e dallo sfruttamento. Tante le preoccupazioni sul dopo sgombero: un risultato a metà rischia di produrre nel tempo altri problemi alimentando nuove condizioni di degrado che già esistono nelle campagne della Piana, tra invisibili e scomparsi, tra casolari abbandonati e baracche.
Non è bastato quindi sbaraccare, non basta eliminare la baraccopoli per risolvere il problema della non accoglienza e dello sfruttamento dei lavoratori migranti che qui cercano lavoro e che qui hanno il diritto di trovare anche una vera casa. Una tenda, così come ribadito da tempo, è sicuramente meglio di una baracca, ma all’interno del quadro d’intervento sempre l’ennesimo ricovero d’emergenza temporaneo.

In questo contesto ancora peggiore è la condizione di chi non avendo neanche un posto sotto una tenda e in assenza di altre soluzioni abitative strutturate né di un piano alternativo e di integrazione sul territorio, è costretto a vivere, anche a causa dei rigidi e disumani limiti imposti dai “decreti sicurezza”, senza alcuna certezza in casolari diroccati, baracche e alloggi di fortuna. Con l’entrata in vigore dei “Decreti Sicurezza” e l’abolizione della protezione umanitaria, i nuovi permessi risultano infatti applicabili a una minoranza molto ristretta di uomini e donne, spesso lavoratrici e lavoratori in Italia regolari da tempo, come i tanti, che vivono o ritornano di anno in anno nella Piana di Gioia Tauro, ai quali in precedenza veniva concesso/rinnovato il permesso di soggiorno per motivi umanitari e adesso rischiano drammaticamente di diventare “irregolari” ancor più sfruttati, più indifesi perché invisibili alla società e alle Istituzioni ai margini del sistema economico/sociale. A pagare il prezzo più alto della nuova legislazione sono proprio i più vulnerabili, i più poveri e tutti coloro maggiormente ricattabili dal punto di vista sociale e lavorativo, coloro che già vivevano in una condizione precaria di disagio, già in presenza di un permesso di soggiorno, ai quali adesso, in assenza dello stesso, viene messa in discussione qualsiasi forma di tutela anche dal punto di vista del diritto alla salute.
Continueremo nella nostra azione quotidiana di tutela e di denuncia chiedendo con determinazione interventi non più procrastinabili e il concreto coinvolgimento di tutti gli attori istituzionali, in particolare del Governo nazionale, della Regione Calabria e della Città Metropolitana, per superare definitivamente, attraverso politiche di promozione e sostegno socio-abitativo, questa drammatica e insostenibile situazione.

* Celeste Logiacco è segretaria generale Cgil della Piana di Gioia Tauro e responsabile del dipartimento immigrazione della Cgil Calabria

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