Da Giuseppe Di Vittorio a Maurizio Landini gli auguri migliori: buon anno vuol dire buon lavoro

Tra 48 ore entreremo in un nuovo decennio. Il 2020 bussa a ogni porta, anche a quella del lavoro.  “Buon anno a tutti coloro che per vivere hanno bisogno di lavorare. – ha augurato il segretario generale della Cgil Maurizio Landini in un video pubblicato da RadioArticolo1 nei giorni scorsi – Sarà un anno di lotte e di impegno.”

E buon anno augurava settant’anni fa dalle pagine del quotidiano l’Unità il suo predecessore Giuseppe Di Vittorio, padre fondatore della Cgil, figura simbolo del sindacalismo italiano. Lo ricorda oggi, con un articolo di Ilaria Romeo, il blog indipendente Fortebraccionews che ripubblica quelle parole date alla stampa il 30 dicembre del 1950.

Il saldatore e il bracciante. Due messaggi distanti nel tempo, eppure incredibilmente vicini. Un’unica storia, un’unica casa: la Cgil. E attorno un universo di diritti, libertà democratiche, benessere economico e sociale a volte da preservare, molto più spesso da ottenere o riconquistare.

Alla soglia del 1951 Giuseppe Di Vittorio lamentava una condizione economica “praticamente stagnante”,  la piaga della disoccupazione, una miseria endemica di cui soffrivano milioni di famiglie, chiedeva per i pensionati “una vita degna del dovere sociale compiuto” e per i giovani la libertà dalla sfiducia e dallo scetticismo “determinati specialmente dalla quasi impossibilità di sistemazioni che utilizzino le loro fresche energie fisiche ed intellettuali. Vogliamo aprire alla gioventù italiana – scriveva l’allora segretario generale della Cgil – una prospettiva di lavoro e di sviluppo che ridesti in essa la fiducia e l’entusiasmo e le faccia sentire la gioia di vivere una vita operosa ed onesta.”

Quella gioia e quell’entusiasmo che oggi sono sopraffatti dalle difficoltà. E così è impossibile non cogliere l’eco del messaggio di Di Vittorio nelle parole tutte contemporanee di Maurizio Landini:  “Sono stati anni difficili per chi lavora: c’è troppa precarietà, il lavoro tante volte manca, c’è stato un peggioramento dei diritti e delle condizioni del lavoro. Pensiamo quindi che sia importante affermare un principio fondamentale: che qualsiasi persona che lavora, con qualsiasi rapporto di lavoro, debba avere gli stessi diritti e le stesse tutele. Vogliamo affermare che le persone, attraverso il lavoro, siano libere, possano realizzarsi, possano utilizzare la loro intelligenza.”

Ecco, questo è l’obiettivo della Cgil nel 2020: costruire una nuova cultura del lavoro che sappia restituire valore e cittadinanza a tutti coloro che per vivere hanno bisogno di lavorare e a tutti coloro che quel dovere sociale del lavoro hanno già compiuto.

In questi giorni il messaggio di Maurizio Landini è stato raccolto da decine di iscritti e delegati che hanno inviato le loro risposte al numero uno di Corso d’Italia, ma è stato immediatamente chiaro anche a tanti giovani, studenti, precari, disoccupati, lavoratori digitali, sardine che proprio dalle pagine di questo blog hanno provato a immaginare il loro anno nuovo chiedendo al sindacato di fare ancora di più e ancora meglio.

Alla chiusura dell’annata ci si può chiedere: poteva la Cgil fare di più? Non lo escludiamo. Perché la Cgil possa difendere con crescente efficacia il pane ed i diritti di tutta la gente onesta italiana, che vive del proprio lavoro, essa ha bisogno del vostro aiuto e dei vostri consigli, compagni e fratelli lavoratori d’Italia! Venite tutti nella Cgil, aiutatela a divenire sempre più numerosa, più forte, più efficiente e la vostra grande organizzazione unitaria potrà realizzare i vostri obiettivi fondamentali di giustizia sociale, di benessere economico e culturale, di risanamento e di sviluppo industriale ed agricolo dell’Italia, di libertà e di pace!”. Correva l’anno 1950 e questo era Giuseppe Di Vittorio.

Sta per correre l’anno 2020 e Maurizio Landini ci ricorda che sarà un anniversario importante: “Proprio perché cinquant’anni fa un Parlamento votò, dopo anni di lotte, una legge che sanciva lo Statuto dei diritti dei lavoratori e oggi quei diritti sono stati messi in discussione, abbiamo bisogno di conquistare un nuovo statuto in modo che si sia sicuri che non si muoia lavorando, che si sia sicuri di potersi realizzare, che si sia sicuri di poter affermare i principi della nostra Costituzione. Questi sono i valori che come Cgil vogliamo mettere in campo. Ma la Cgil è fatta di persone, di uomini e donne. Occorre quindi, soprattutto, che tutti coloro che lavorano entrino nella Cgil, si iscrivano, siano insieme a noi per cambiare questa situazione.”

Perché la forza del sindacato, oggi come nel 1950, viene dalle persone che decidono di farne parte, di arricchirlo e di costruirlo, perché nessuno si salva da solo, “ci salviamo e miglioriamo la nostra condizione esclusivamente se proviamo a farlo insieme.” È il valore del lavoro, come recitava il titolo della biografia con cui Landini, ormai qualche anno fa, raccontava proprio la vita di Giuseppe Di Vittorio. E allora forse questo augurio a due voci, a due tempi, che parla di unione e unità, di sfide vecchie e nuove, è una bussola e una speranza. È il sindacato che guarda al futuro con le radici ancorate nella sua storia migliore e l’obiettivo di riuscire a dare voce e rappresentanza anche a chi non ne ha o a chi l’ha perduta. E la speranza si racchiude in due parole semplici che poi sono l’essenza stessa del sindacato: tutti assieme.

E allora buon anno a noi! Buon anno ai rider che sfrecciano sulle loro biciclette, ai driver che rincorrono ritmi estenuanti, buon anno ai freelance, alle partite iva, buon anno ai braccianti italiani e stranieri sfruttati da invisibili nelle nostre campagne, buon anno ai precari, buon anno a chi il lavoro non ce l’ha e a chi vorrebbe averlo. Buon anno ai cassintegrati e agli esodati. Buon anno a chi sarà di turno anche la notte di San Silvestro. Buon anno a tutti quei ragazzi e quelle ragazze che lo festeggeranno lontano da casa perché a casa il lavoro non c’è. Buon anno agli studenti e alle studentesse che progettano il loro domani. Buon anno ai pensionati e alle pensionate che sostengono famiglie intere. Facciamo che questo sia il nostro anno. E facciamolo tutti assieme.

1 Comment

  1. Caro, Compagno SEGRETARIO NAZIONALE C. G. I. L. MAURIZIO LANDINI, sono un pensionato INPS dal 01/05/10, di Cerignola (FG). Iscritto allo S. P. I. DI Cerignola, posso affermare che da quella data e fino ad oggi non ho avuto nessun aumento, (penso) previsto, come adeguamento al costo della Vita.I Parlamentari qualche Anno fa (Specie il Presidente della Commissione Bilancio, intervistato da un Giornalista di Testata Nazionale, chiedeva come mai Presidente ai pensionati non vi è disponibilità x adeguare le pensioni al costo della Vita e ai Parlamentari avete trovato subito le disponibilità economiche Aumentare le V/S Indennità? Risposta del Parlamentare, Noi mica abbiamo il Contratto dei Metalmeccanici :Questi era un Parlamentare di Sinistra, pure Pugliese, della BAT OGGI, prima della PROVINCIA di( FG) si sono aumentati in silenzio assoluto le loro indennità, se questa deve essere detta democrazia alla faccia dei lavoratori e dei Pensionati. Caro Segretario, è necessario un intervento straordinario energico, forte e coinvolgente di tutti i Cittadini x indurre questo GOVERNO ( NELL’IMEDIATO A TROVARE LE DOVUTE SOLUZIONI DEFINITIVE X TUTTI I LAVORATORI E PENSIONATI SALARI E PENSIONI ADEGUATI AL COSTO DELLA VITA – ELIMINAZIONI DI CENTINAIA DI CONTRATTI DI LAVORO, RIPRISTINO DELLO STATUTO DEI LAVORATORI. BISOGNA FARE UNA VERA LOTTA SERIA, CONTINUA, (COME FANNO I LAVORATORI FRANCESI). SPERO CHE SI REALIZZA UNA MOBILITAZIONE A BREVE TERMINE X VEDERE REALIZZATE LE ASPETTATIVE DEI LAVORATORI E LE SPERANZE DELLA TUA ASCESA A SEGRETARIO GENERALE DELLA C. G. I. L.

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