Evviva la Costituzione che compie 72 anni. Dentro c’è tutta la nostra storia, tutto il nostro passato. Dentro c’è il nostro futuro

La Costituzione della Repubblica italiana, approvata dall’Assemblea costituente il 22 dicembre 1947, promulgata da Enrico De Nicola, capo provvisorio dello Stato, il 27 dicembre 1947, e pubblicata nella Gazzetta ufficiale 27 dicembre 1947, n. 298 (edizione straordinaria) entrerà in vigore il 1° gennaio 1948. 

Dirà di lei sette anni più tardi, il 26 gennaio 1955, Pietro Calamandrei nel salone degli Affreschi della Società Umanitaria in occasione dell’inaugurazione di un ciclo di sette conferenze sulla Costituzione italiana organizzato da un gruppo di studenti universitari e medi: “In questa costituzione […] c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato. Tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie son tutti sfociati in questi articoli. E a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane. Quando io leggo nell’art. 2, “l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”, o quando leggo, nell’art. 11, “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli”, la patria italiana in mezzo alle altre patrie, dico: ma questo è Mazzini; o quando io leggo, nell’art. 8, “tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge”, ma questo è Cavour; quando io leggo, nell’art. 5, “la Repubblica una e indivisibile riconosce e promuove le autonomie locali”, ma questo è Cattaneo; o quando, nell’art. 52, io leggo, a proposito delle forze armate, “l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica” esercito di popolo, ma questo è Garibaldi; e quando leggo, all’art. 27, “non è ammessa la pena di morte”, ma questo, o studenti milanesi, è Beccaria. Grandi voci lontane, grandi nomi lontani. Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti […] Quanto sangue e quanto dolore per arrivare a questa Costituzione! Dietro a ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi, caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta. Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, questo è un testamento, un testamento di centomila morti […] Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra Costituzione […]”.

Voi giovani – aggiunge Calamandrei – alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come cosa vostra, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendervi conto – questa è una delle gioie della vita – rendervi conto che ognuno di noi nel mondo non è solo, che siamo in più, che siamo parte di un tutto, nei limiti dell’Italia e nel mondo”.

“Nel redigere la presente relazione – sosterrà Giuseppe Di Vittorio in apertura del suo intervento alla Assemblea costituente (III Sottocommissione) sull’ordinamento sindacale – mi sono attenuto ad un duplice criterio: non sconfinare dall’ambito ristretto e ben delimitato del tema che mi è stato assegnato e non esprimere opinioni strettamente personali sui vari aspetti del tema stesso, ma bensì – per quanto è possibile – delle posizioni mediane, sulle cui basi possano eventualmente convergere le opposte posizioni di principio delle più larghe correnti d’idee esistenti nel Paese e nell’Assemblea Costituente”.

Il diritto di associazione – dirà il segretario generale della CGIL – è senza dubbio fra i diritti fondamentali del cittadino e una delle espressioni più chiare delle libertà democratiche. Il diritto di associazione è anzi il presidio più sicuro della libertà della persona umana, la quale tende in misura crescente a ricercare la via del proprio sviluppo, della propria difesa e di un maggiore benessere economico e spirituale, specialmente nella libertà di coalizzarsi con altre persone in aggruppameli sociali, professionali, cooperativi, politici, religiosi, culturali, sportivi e di ogni altro genere, aventi interessi od ideali comuni od affini. Perché la Costituzione della Repubblica italiana sia adeguata alle nuove esigenze poste dallo stadio attuale dell’evoluzione storica del nostro paese, nel quadro di quella europea mondiale, occorre che la Costituzione italiana sancisca nel modo più chiaro il diritto pieno di associazione, che si compendi nella libertà delle varie organizzazioni di sviluppare liberamente la propria libertà, per la realizzazione dei propri scopi rispettivi, nei limiti fissati dalle leggi. Tale diritto deve essere riconosciuto a tutti i cittadini di ambo i sessi e di ogni ceto sociale, senza nessuna esclusione” (LEGGI TUTTO).

La Costituzione della Repubblica affronta il tema del lavoro (il termine “lavoro” non compariva mai nello Statuto del 1848) essenzialmente nella prima parte – principi generali: artt. 1, 2, 3 e 4 – e nel titolo III – rapporti economici, artt. 35-40 e 46 – , oltre a contenere alcuni riferimenti distribuiti in altri articoli.

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“La Costituzione – diceva qualche anno fa il segretario generale della CGIL Maurizio Landini – non va solo difesa, ma applicata in particolare sui diritti fondamentali a partire dal lavoro, dal diritto alla salute e all’istruzione […] Io la Costituzione non l’ho studiata nelle scuole – ho cominciato presto a lavorare – ma mi permetto di dire che ho avuto la fortuna di conoscere lavoratori, lavoratrici, delegati sindacali che mi hanno fatto conoscere la Costituzione esercitando quei diritti dentro i luoghi di lavoro e mi permetto anche di ricordare che la Costituzione nata subito dopo la guerra, in realtà per essere applicata nelle fabbriche, ha avuto bisogno di molte lotte e di molte battaglie”.

Battaglie che anche con la Carta dei diritti universali del lavoro continuiamo a portare avanti, con la consapevolezza di servire una causa grande, una causa giusta.

L’autrice di questo articolo è Ilaria Romeo, responsabile dell’Archivio Storico della Cgil

1 Comment

  1. Gentile Ilaria Romeo, sono Salvatore Giannella, conterraneo di Di Vittorio, scopro questo sito lodevole e lo terrò d’occhio in futuro. Come giornalista che ha diretto in passato anche L’Europeo e Airone, ho in mente e ho dato spazio nel mio blog Giannella Channel a temi fondanti come la Costituzione da riscoprire attraverso le parole che raccolsi da Nilde Iotti, Tina Anselmi e Giovanni Ferrara e il lavoro, per mitigare la tragica catena delle morti cosiddette ‘bianche’. Mio contatto: salvatoregiannella@yahoo.it . Per ricevere whatsapp: 333.3334062

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