Care Sardine, a voi la Piazza di Berlinguer e del Primo Maggio. Osate laddove non si è osato in questi anni.

Piccoli consigli non richiesti al movimento che oggi invaderà Piazza San Giovanni a Roma. Li scrive uno “zio” della loro generazione: Pietro Folena.

Oggi è il grande giorno delle Sardine a Piazza San Giovanni, a Roma. È vero che, dopo Beppe Grillo qualche anno fa e Matteo Salvini mesi addietro, non si può più dire che questa sia la piazza della sinistra per antonomasia. Non nascondo tuttavia che faccio fatica a riconoscere questo fatto. Per me rimane la nostra piazza, quella dove si sono svolti i funerali di Enrico Berlinguer, e dove in tante occasioni importanti per la democrazia, il sindacato e le forze popolari si sono ritrovate in moltitudini. Ed è la piazza dei nostri figli, delle ragazze e dei ragazzi che da tanti anni il Primo Maggio lo festeggiano cantando e ballando col proprio desiderio di cambiare il mondo.
Oggi, 14 dicembre, si canterà Bella Ciao.
Ecco che allora, a chi ha promosso questo movimento – con una geniale idea comunicativa- dimostrando ancora una volta la totale inadeguatezza dei partiti democratici e delle loro leadership, e alla vigilia dell’assemblea nazionale, vorrei dare, da “zio” della loro generazione, alcuni piccoli consigli non richiesti:

1) non diventate un cartello elettorale, una lista, un partitino: le Sardine non vanno divise, altrimenti non sono più tali;

2) non pensate di poter rimanere solo un movimento di opinione, uno stimolo esterno ai partiti; purtroppo questi ultimi non sono in grado di rinnovarsi se non irrompe una novità;

3) pensatevi come l’Ulivo 4.0, un’idea unitaria che va al di là delle vecchie appartenenze e che si ridefinisce sui contenuti, parlando di lavoro, di parità di genere, di diritti, di sapere, di algoritmi di libertà, di ambiente;

4) chiedete a un gruppo di saggi, fuori dalle stanze di comando, di diventare i garanti di questo processo, al quale i partiti antifascisti e democratici siano chiamati ad aderire;

5) apritevi ai sindacati, ai movimenti strutturati o informali che siano, non escludete nessuno;

6) non andate troppo ai talk show, che sono commedie truccate in cui devi recitare la parte del copione decisa da altri;

7) non costruite un ceto chiuso di comando, ma praticate forme di partecipazione, di parità di genere e di democrazia originali.

Osate, laddove non si è osato in questi anni.

5 Comments

  1. Chiaro e condivisibile spero che riescano a realizzare il punto 3 che sarebbe la base su cui costruire la nuova sinistra. In bocca al lupo e auguri infiniti.

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