Nessuno vuole vivere così. Un incendio e 400 braccianti perdono tutto. La dignità, però, gliela tolgono ogni giorno caporali e criminali

C’è odore di fumo, di legno, plastica e stoffa bruciati. Il Gran Ghetto resta avvolto nella nebbia per ore. Ci vivono più di mille braccianti africani ma all’alba è un luogo spettrale. Alle 3 di notte un incendio ha distrutto più della metà della baraccopoli di San Severo nel foggiano. E’ la seconda volta che accade. La prima, nel 2017, era costata la vita a due giovani arrivati dal Mali. L’altra notte per fortuna si sono salvati tutti. Hanno salvato la pelle, in effetti, ma non le loro poche cose: vestiti, documenti, quel poco di personale che anche nei luoghi più disperati ci si porta dietro per ricordarsi chi si è e per ricordarlo agli altri.

Una baraccopoli, cresciuta nel tempo, quella del Gran Ghetto e paradossalmente alimentata dal decreto sicurezza. Chi ci vive lo fa perché, spinto nell’irregolarità, non può permettersi di meglio anche se di giorno si spacca la schiena chinato nei campi, nella raccolta delle olive o degli ortaggi.

Una notte a scappare dal fuoco, un’altra, quella appena passata, a cercare riparo. “Le tende allestite dalla protezione civile sono fondamentali nell’immediato – spiega Raffaele Falcone, della Flai Cgil provinciale – che ha trascorso le ultime 24 ore a confortare i sopravvissuti e a cercare coperte, viveri e vestiti per aiutarli – Abbiamo bisogno, però, di risposte strutturali. Denunciamo da anni lo sfruttamento ed è da anni che chiediamo che si parta dal lavoro. Un lavoro regolare permetterebbe reddito e la possibilità di uscire dal ghetto: nessuno vuole vivere in queste condizioni.”

Sarebbero stati un braciere o un collegamento elettrico improvvisato a far scattare la scintilla. “Questi lavoratori vengono sfruttati nelle nostre campagne. Le ore e la paga sono sempre le stesse: dieci ore di lavoro, più o meno, e una paga oraria di 3 o 4 euro ai più fortunati. Con quel poco che guadagnano sono costretti a vivere in baracche di cartone e lamiera. Devono riscaldarsi con stufe autoprodotte e ogni anno divampano incendi.”

Anche per questo giovedì 5 dicembre si scenderà in strada a Foggia. Una manifestazione per la legalità. Per denunciare la criminalità, il malaffare, per chiedere il rispetto delle leggi sul lavoro e l’applicazione dei contratti. Solo così i ghetti – che ci sono, sono tanti e molti fanno finta di non vedere -non esisteranno davvero più.

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