Ousmane, Elvis, Emmanuel: tre morti di freddo, povertà e ingiustizia

Korouma Ousmane aveva 23 anni. Arrivato dalla Guinea, lavorava come pastore in un’azienda agricola di Goriano Sicoli, in provincia de l’Aquila. Viveva in una stalla a 800 metri d’altezza e, di notte, con l’inverno alle porte e senza una coperta né riscaldamento, aveva cercato un po’ di calore vicino a un braciere.

Elvis Bakendaka di anni ne aveva 37. Era originario del Camerun. Faceva il bracciante agricolo nel foggiano e, prima dell’entrata in vigore del cosiddetto Decreto sicurezza, aveva un permesso di soggiorno per motivi umanitari, scaduto quello, le nuove norme ne avevano impedito il rinnovo. Qualche giorno fa un viaggio andata e ritorno per Roma proprio per cercare di ottenere quei documenti indispensabili per conquistare un impiego regolare. Poi la sosta in un casolare, poco dietro la pista di Borgo Mezzanone, ospite dell’amico Emmanuel. Niente riscaldamento anche sotto quel tetto, ma solo il tepore di un braciere.

Ousmane, Elvis ed Emmanuel non hanno mai visto l’alba, morti per le esalazioni di monossido di carbonio. Pochissimi ne hanno scritto e parlato. Nel caso di Ousmane è stata aperta un’indagine per omicidio colposo nei confronti del datore di lavoro. Elvis ed Emmanuel, invece, sono morti da invisibili. A cercare di ricostruire le loro storie pochissimi articoli e altrettanto poche battute di agenzia.

Alle soglie del 2020, in Italia si muore anche così: si muore di povertà e di freddo, soffocati dall’assenza di diritti e dignità, senza accoglienza, vittime di un’ingiustizia sociale alimentata ancora da quelle pessime norme spacciate sotto la bandiera della sicurezza e dettate dalla disumanità della propaganda leghista.

Il Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha annunciato che i decreti voluti dal suo predecessore saranno presto cambiati, che il testo di modifica è già pronto e che terrà conto di tutti i rilievi mossi dal capo dello Stato e dei suoi ripetuti richiami al rispetto della Costituzione. E anche se per Ousmane, Elvis ed Emmanuel sarà tardi, non lo sarà per un Paese che, proprio in queste settimane, chiede da ogni piazza un profondo cambio di passo e una cesura netta rispetto alla politica del nostro recentissimo passato.

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