Chi era Alexander Langer, l’ambientalista pacifista citato da Propaganda Live

Alexander Langer era un ambientalista pacifista che meriterebbe di avere il viso stampato sulle nostre magliette. Stasera su La7, a Propaganda Live, parlando dell’energia dei giovani che in questi giorni hanno deciso di conquistarsi spazi pubblici per rivendicare un proprio ruolo nel dibattito politico affermando il proprio no all’odio e alle violenze, Diego Bianchi e Concita De Gregorio lo hanno citato. Ho pensato che meriterebbe di essere citato più spesso. Non deve essere un caso se poco dopo anche Nicola Gobbi, il fumettista autore del manifesto delle Sardine, abbia voluto fare lo stesso.

Allora proviamo a ricordare brevemente chi fosse Alexander Langer.
Basterebbe raccontare quanto negli anni Novanta si sia battuto per far cessare l’invasione serba in Bosnia. Giornalista, direttore di Lotta Continua, fondatore dei Verdi italiani, fu protagonista di numerose iniziative per affermare il dialogo interetnico.

Nato nel 1946 a Vipiteno, Alto Adige – Sterzing, Süd Tirol – negli anni delle tensioni tra la comunità linguistica italiana e quella tedesca, inizia presto a superare le barriere. La tendenza a interrogarsi sul rapporto tra culture diverse lo spinge, a diciotto anni, a creare con altri amici una rivista animata da ragazzi di lingua tedesca, italiana e ladina, superando gli stereotipi e sperimentando un ideale di convivenza.

«quando mi trovo di fronte ad un conflitto di natura etnica, mi metto per prima cosa a vedere se esiste qualche gruppo che riesca a riunire al proprio interno persone dell’uno e dell’altro schieramento […] L’esperienza di un gruppo interetnico, o se volete del gruppo pilota che accetta di sperimentare su di sé le possibilità e i limiti, i problemi della convivenza interetnica, per me rimane una cosa assolutamente determinante»

Innovativo il contributo di Langer alle tematiche interetniche, del Nord e Sud del mondo e a quelle del movimento ambientalista. Nel 1978, a 32 anni, fonda la lista Neue Linke e pochi anni dopo i Verdi.
A Città di Castello si è svolta poche settimane fa – come ogni anno – la Fiera delle Utopie Concrete. Appuntamento da lui ideato in cui si presentano esperienze e soluzioni di conversione ecologica dell’economia e della società. Lanciò il motto Lentius, profundius, suavius, più lento, più profondo, più dolce, ispirato al contrario del motto olimpico Citius, altius, fortius, più veloce, più alto, più forte.

Uomo di frontiera senza frontiere, negli ultimi anni della sua vita compì diversi viaggi in Jugoslavia e si interessò soprattutto della situazione di Tuzla, città bosniaca dove si era mantenuta una cordialità fra le diverse etnie, facendogli sembrare qui possibile ciò che non era riuscito nel suo Sud Tirolo. Ma il vile attentato del 25 maggio 1995 nel quale persero la vita settantuno ragazzi fra i diciotto e i vent’anni incrinò la sua speranza. Arrivò a sostenere un intervento armato di polizia internazionale. La storia gli ha dato ragione.

Il 26 giugno 1995 scrive il suo ultimo articolo intitolato L’Europa muore o rinasce a Sarajevo. Si suicida pochi giorni dopo. Ci ha lasciato le sue idee e molti scritti, tra cui un tentativo di decalogo per la convivenza inter-etnica.

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