40 piazze pronte a reagire all’odio. Le sardine di Bologna denunciano diffamazioni e minacce di morte. Ma il Paese si è svegliato.

In un messaggio pubblicato sulla loro pagina facebook, i 4 promotori della manifestazione bolognese che ha dato il via a una reazione a catena di impegno e partecipazione denunciano: siamo “diffamati ogni giorno da alcuni organi di stampa e televisioni che fanno da cornice perfetta all’avanzata della destra populista. Tutti i profili degli organizzatori delle piazze sono sotto assedio. Un’assessore di Pianoro (Bologna) è stata minacciata di morte dopo che Salvini l’ha messa alla gogna sulla sua bacheca degli orrori, per la sola colpa di aver partecipato alla manifestazione e di essere impegnata politicamente. Una delle due promotrici di Modena (21 anni) ha dovuto oscurare tutti i suoi account ed è assediata da giornalisti, nonostante ieri il portavoce del flash mob bolognese avesse già espresso le scuse da parte delle sardine e condannato il suo post. Su twitter e facebook si moltiplicano gli account falsi che approfittano dell’immagine delle sardine per seminare odio e sminuire il potente messaggio che le piazze stanno lanciando. “

E’ vero: “Le piazze fanno paura. Perché sono piene di gente. Perché sono libere.”

E ce ne sarebbero già 40 pronte a reagire spontaneamente a populisti e odiatori seriali, decise a rovinare la discesa della Lega in Emilia Romagna e non solo con la creatività e il sorriso sulle labbra.

Rilanciamo qui le indicazioni di Mattia, Andrea, Roberto e Giulia: “Per tutti gli organizzatori di flash mob ‘6000 sardine’ già organizzati: prendete contatto con noi, state attenti a esporvi, mettete profili privati, cambiate (e rafforzate) le password di tutti gli account e-mail e social e siate cauti nel rilasciare interviste a tv e stampa. Per tutti gli aspiranti organizzatori: siete preziosi, ma proprio perché vi vogliamo bene non abbiate fretta. Prendete contatto con noi, aspettate a lanciare nuovi flash mob perché andrete incontro a un sacco di rischi e la vostra vita privata rischia di essere compromessa. Queste sono solo alcune delle lezioni apprese in pochi giorni di partecipazione alla vita democratica del paese. È uno schifo, lo sappiamo, ma del resto è anche colpa nostra che ci siamo svegliati così tardi.”

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