Maurizio Landini: lavoro e persone al centro. Dall’Ilva ai rider il messaggio diretto alla politica.

Che siano precari o a tempo indeterminato, in fabbrica, in bici, in ufficio o nei campi i lavoratori sono le vittime di un nuovo capitalismo selvaggio. Sono 210mila quelli in difficoltà, 60mila quelli in pericolo imminente, 153 i tavoli aperti al ministero dello sviluppo economico. E’ a loro che Lucia Annunziata oggi ha dedicato la puntata di Mezz’ora in più: “L’Italia – ha spiegato la giornalista in apertura di trasmissione – si trova in una tempesta perfetta. Il caso Ilva è solo l’esempio più emblematico di un nuovo capitalismo che, in un momento di debolezza, si libera dei tradizionali rapporti delle relazioni industriali. La parola d’ordine è tagliare.”

Ed è questo il tratto comune che unisce le storie di lavoratori e lavoratrici di aziende come Ilva, Alitalia, Treofan, Auchan-Conad, Italpizza. Tagliare posti di lavoro, tagliare diritti.

Poi ci sono loro i rider, quelli che di tutele ne vedono a stento l’ombra. Sono circa 30mila in Italia, sono ingaggiati dalla gig economy che non solo non concede loro i contratti nazionali che pure meriterebbero ma che ne monitora le mosse tramite app, persino prima che inizino i turni di lavoro.

Gli ultimi degli ultimi – dice Annunziata. “E’ vero -spiega Talem Parigi, rider fiorentino che ha conosciuto i tagli di Foodora e ora lotta contro quelli di Just Eat – la situazione è molto complicata ma c’è una cosa che accomuna le storie di tutti noi lavoratori: il fatto che si stia cercando palesemente di ridurre i nostri diritti. Nel nostro settore si sta facendo leva sulle nuove tecnologie utilizzandole per abbattere tutte quelle conquiste che hanno caratterizzato il Novecento e per le quali tutti, compresi i miei genitori, hanno lottato.”

Non c’è contrapposizione tra i rider e i lavoratori e le lavoratrici di Italpizza, per esempio. Tra Talem ed Eliana che racconta come fino allo scorso anno nella fabbrica modenese abbiano lavorato anche 12 ore di fila e per 11 giorni consecutivi e che oggi su 1000 addetti 900 sono in appalto.

La ricetta del nuovo capitalismo è sempre la stessa. Così all’ex Ilva, ArcelorMittal non si è posta il problema di aver firmato un accordo con lo Stato Italiano. E non sta esitando a stracciare un patto e un piano industriale che aveva siglato solo un anno fa.

Le parole di Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, sono un monito per tutti: “Quello che è avvenuto in questi anni ha reso il lavoro sempre più precario, vale per i rider come per Italpizza: attraverso appalti e subappalti sul terreno dei diritti e della legalità è l’ira di dio. Bisogna cominciare a ragionare di che Paese vogliamo nei prossimi anni rimettendo al centro le persone. E’ questo che la politica dovrebbe iniziare a fare.”

Sui rider aggiunge: “Per loro chiediamo l’applicazione del contratto collettivo nazionale di lavoro.”

Basta cottimo, basta giungla degli appalti.

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