Pecora Elettrica: doveva riaprire, l’hanno bruciata di nuovo. A Roma la libreria che fa paura ai fascisti.

Prendete una notte a Centocelle. Alla vigilia della Festa della Liberazione. C’è una libreria in quel quartiere. Una libreria bella, accogliente, che come ogni libreria porta con sé pagine di incontri, dialoghi, storia e cultura. Antifascista per dna. Non a caso quella notte viene data alle fiamme.

E’ una delle ripetute intimidazioni che, in tutta Roma – anzi in tutta Italia – subisce chi cerca nel suo piccolo di far vivere la Costituzione nella nostra quotidianità.

In questo caso è l’assalto a un presidio culturale, un “rifugio” – scrivono oggi in molti su facebook – in un quartiere della periferia romana. Deve esserci, però, qualcuno che ama le periferie senza libri: meglio senza libri, senza storia, senza memoria, senza futuro.

La Pecora Elettrica – questo il nome della libreria bella – brucia ma resiste. Lo fa proprio grazie alla gente del quartiere, agli amici, agli avventori della caffetteria, ai lettori, ai divoratori compulsivi di libri e anche grazie a chi magari in quel posto non ci aveva mai messo piede ma dopo quelle fiamme ha sentito il dovere di farlo.

Una colletta, una gara di solidarietà, lavori in corso e si riparte. Questo avrebbe dovuto essere il finale della storia. Almeno fino a ieri notte. Altra vigilia. Vigilia di riapertura. Altro incendio.

Bruciare i libri, bruciare i luoghi che ospitano i libri è quanto di più fascista possa esserci. E’ una pratica antica, in effetti, ma difficilmente chi ha appiccato gli incendi ne è a conoscenza. E’ la prassi dei fanatismi. E negli anni dei regimi – pensiamo ai Bücherverbrennungen della Germania nazista – un rito pubblico per eliminare fisicamente ogni possibile forma di pensiero critico. Non solo censurare il dissenso, ma mortificare le menti.

Ma è qui che i vigliacchi che ieri hanno incendiato di nuovo il locale di Centocelle, che avrebbe dovuto riaprire tra poche ore, cadono. Ostinatamente la cultura e i rifugi resistono perché sono il collante di una comunità. Non nascono per distruggere ma per costruire. Non per annebbiare le menti ma per illuminarle.

Non resta che far ripartire la macchina della solidarietà: richiamare pittori e muratori, rimetterci in moto, sperare che chi ha commesso questo crimine paghi. E leggere, sì signori, leggere sempre e leggere tanto.

Per esempio, viene in mente una frase di Fahrenheit 451. E come non poteva in questo caso non venire in mente Ray Bradbury?

“Capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza peli, inespressive.”

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