Vale più un operaio dell’Ilva che 10 ex ministri razzisti. L’autogol bestiale del leader della Lega che, in un colpo solo, offende Balotelli e le tute blu

È inizio novembre ma il pomeriggio è infuocato. Il gruppo ArcelorMittal ha da poche ore ufficializzato l’intenzione di recedere dal contratto di acquisto delle acciaierie Ilva. Un comunicato aziendale ha rinviato tutto ai commissari entro 30 giorni: senza immunità sul piano ambientale e con le azioni della magistratura tarantina in corso lo scenario è diverso da quello che si prospettava un anno fa, le condizioni sono cambiate – sostiene l’azienda che fa saltare tutto mettendo a rischio non solo il futuro di 10.700 tute blu e dell’indotto ma anche dell’intera industria italiana. La più grande acciaieria d’Europa è a un passo dal baratro.  I sindacati – all’unisono – chiedono un atto di responsabilità da parte del governo e giudicano inaccettabile l’annuncio della multinazionale: una scelta che era nell’aria da tempo e che ha trovato un alibi: il venir meno dello scudo penale per il piano ambientale, soppresso definitivamente con il decreto legge imprese. I ministri Patuanelli, Provenzano e Costa si riuniscono d’urgenza. L’ordine del giorno del vertice in programma in serata tra il premier Conte e Cgil, Cisl e Uil cambia e il futuro dell’Ilva diventa una priorità sul tavolo.

Prima sui social e poi nei palazzi della politica, però, inizia l’assalto.

Palazzo Madama. Conferenza stampa del leader della Lega Matteo Salvini. Dichiarazioni di fuoco contro l’esecutivo e anche contro la cancellazione dello scudo penale nella speranza che chi ha la memoria corta non ricordi che prima della crisi d’agosto quella misura era contenuta nel decreto crescita ed era stata votata dalla stessa Lega e avallata dall’allora vice-premier. Il colpo bestiale arriva, però, quando un cronista deraglia dalle questioni industriali e coglie l’occasione per interrogare Salvini sul caso sportivo del giorno: i cori razzisti contro il giocatore del Brescia Mario Balotelli che davanti agli insulti degli ultrà dell’Hellas Verona, durante la partita di domenica scorsa, ha reagito fermando il gioco e scagliando la palla sugli spalti. Ne sono seguite 24 ore di polemiche: con i tifosi che ostentavano simboli nazisti a ripetere che avevano ragione perché il calciatore, nato a Palermo da cittadini ghanesi, affidato a una famiglia bresciana che l’ha cresciuto fin da piccolo e ormai con regolare passaporto tricolore da quando ha diciotto anni, non sarà mai italiano al 100%. A dare loro manforte i razzisti perbenisti e il presidente del Verona:  si trattava di scherzi, di ragazzi, di goliardia, di casi isolati, non ho sentito, non mi è sembrato.

La domanda rivolta a Matteo Salvini dal giornalista è banale: “Cosa ne pensa del caso Balotelli?”

La risposta è agghiacciante: “Balotelli è l’ultima delle mie preoccupazioni. Vale più un operaio dell’Ilva di dieci Balotelli messi insieme. Il problema sono ventimila posti di lavoro, non i fischi allo stadio. Non abbiamo bisogno di fenomeni.”

Un capolavoro di bestialità. Come quando si parla di accoglienza di migranti e parte in automatico la domanda: e i terremotati allora? Matteo Salvini accosta due vicende assolutamente lontane, lo fa per arrivare alla pancia del suo elettorato e sfruttare il dramma di migliaia di operai che oggi rischiano di perdere il lavoro, allo stesso tempo, riesce non solo a non condannare la tifoseria razzista ma a metterci sopra il famoso carico da novanta rievocando la proporzione dei rastrellamenti nazisti contro chi solidarizzava con i partigiani: 10 italiani per un tedesco. Insomma Matteo è con voi, sugli spalti, dietro la svastica, ragazzi, mica sta dalla parte di quel “fenomeno”. Mica è fedele alla Costituzione, lui! In fondo che importa se l’articolo 3 della Carta, sulla quale pure aveva giurato a suo tempo, recita che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge”: vale a dire proprio che un operaio dell’Ilva e un calciatore come Mario Balotelli hanno lo stesso identico valore di qualunque altro essere umano.  L’umanità appunto.

Ma se l’umanità manca allora sì che l’offesa viene facile. Questa volta, però, l’insulto è stato doppio. Perché oltre a colpire il calciatore Mario Balotelli sminuendone la persona, il capo della Lega ha offeso anche migliaia di lavoratori pensando di poterne sfruttare la rabbia prima di abbandonarli a un avvenire ignoto.  Al contrario, gli operai dell’Ilva  – dei quali a tutti gli effetti l’ex ministro non sembrava curarsi troppo quando era in carica solo qualche mese fa – avrebbero bisogno di una politica responsabile e coerente, che si impegni per dare un futuro d’acciaio al nostro Paese, una politica che si curi del lavoro e dell’ambiente, che non giochi, per interesse o per propaganda, sulla pelle delle persone, di qualunque colore essa sia.

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