Antonio Candido è la vittima più giovane dell’esplosione di Alessandria. Tre morti e una domanda: quanto vale la vita di un vigile del fuoco?

Per gli amici era Nino, Nino con il sorriso e la tuta da pompiere. Nino che era di Reggio Calabria ma poi, come tanti ragazzi del Sud, aveva lasciato la sua terra e si era trasferito in Piemonte. Viveva ad Albenga con sua moglie e i suoi due cani. Tante passioni e la professione di vigile del fuoco nel sangue. Come suo padre.

Nino aveva 32 anni e da questa notte non c’è più. Se lo è portato via la doppia esplosione di una cascina a Quargnento nell’Alessandrino.

A giugno scorso, scosso per la morte di un collega, anche lui caduto sul lavoro, si chiedeva “Quanto vale la vita di un vigile del fuoco?”. Già, quanto vale?

Oggi di vite ne abbiamo perse tre. La sua e quella di Matteo Gastaldo, 46 anni, e di Marco Triches, 38 anni.

Vittime del dovere” li hanno definiti il capo dipartimento dei vigili del fuoco Salvatore Mulas e il capo del corpo Fabio Dattilo.

Gianni Nigro è il coordinatore dei Vigili del Fuoco della Fp Cgil Piemonte, raggiunto da RadioArticolo1 dichiara: “Mi sono scappate le lacrime quando ho saputo, incredibile, se le notizie che leggiamo dovessero essere confermate – gli inneschi, i timer – questo disastro sarebbe ancora più drammatico: o hanno voluto colpire noi, o volevano colpire altri e noi ci siamo andati di mezzo.”

Alle sue parole fanno eco quelle della Funzione Pubblica Cgil regionale: “Il primo sentimento che intendiamo esprimere è di infinita tristezza per quanto accaduto, di profondo cordoglio per le famiglie delle vittime, famiglie che ben conosciamo, perché nel nostro lavoro di dipendenti pubblici, oltre ad essere colleghi, siamo compagni di squadra ma soprattutto e profondamente amici di famiglia. Il secondo è un sincero augurio di pronta e totale guarigione per i tre feriti, due Vigili del Fuoco ed un Carabiniere, coinvolti nell’esplosione. Si aggiunge, però, al dolore per il lutto subito, la rabbia perché ci sentiremo chiamare di nuovo eroi dai cittadini, che amiamo e difendiamo, e dalla politica che non fa altro che fare promesse ed usarci per illuminare la propria immagine, promesse però che di fatto non mantiene mai. Siamo dipendenti pubblici senza le tutele minime riconosciute a tutte le altre categorie di lavoratori, SENZA COPERTURA INAIL, e pertanto i nostri colleghi feriti dovranno sostenere le spese mediche relative a questa tragedia. Questo non è più accettabile! Siamo i pompieri con le retribuzioni più basse tra i vigili del fuoco d’Europa e mettiamo a rischio la nostra vita per quello che noi non consideriamo un lavoro ma una passione: prestare soccorso. A riflettori spenti la politica si dimenticherà nuovamente del grido di allarme che da tempo ed insistentemente stiamo lanciando. Per favore non chiamateci più EROI perché, a pensarci bene, sembriamo sempre un po’ di più MARTIRI.”

A


 

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