Ultimo assalto a Riace. La giunta leghista prova a chiudere il poliambulatorio per i poveri.

Il dottor Isidoro Napoli è arrabbiato ma non rassegnato. Di sicuro non è sorpreso. A Riace, un tempo città dell’accoglienza, oggi città dei Santi Cosma e Damiano, negli ultimi anni se ne sono viste così tante che nulla più riesce a stupire.

Perché in un mondo normale la chiusura di un poliambulatorio nato grazie alla volontà e all’impegno di medici come lui per aiutare tutti e prestare cure gratuite ai poveri che ne avevano bisogno dovrebbe lasciare di stucco. Bianchi e neri, giovani, bambini e anziani, donne e uomini, si servivano di quel centro, tutte persone che ne avevano necessità e che spesso non avevano la possibilità di recarsi altrove.

Mimmo Lucano e i piccoli pazienti del poliambulatorio

Ma la Lega è Lega e dove arriva rovescia il buon senso, oltre alla cartellonistica cittadina. Così l’Ambulatorio Jimuel chiude:
“Servono i locali per ospitare il commissario liquidatore”.
È la motivazione ufficiale che gli attuali amministratori riacesi hanno usato per giustificare la decisione di non rinnovare il protocollo d’intesa siglato nella primavera del 2017, tra lo stesso comune, lo Studio Radiologico di Siderno e l’associazione umanitaria JIMUEL o.n.l.u.s. col quale veniva aperto un ambulatorio medico polispecialistico gratuito per tutte le persone indigenti.

Però siccome è una cosa troppa grossa e troppo assurda, in alternativa viene proposto uno spostamento di sede. Peccato che i locali suggeriti manchino delle regolari autorizzazioni per accogliere un ambulatorio medico. Nonostante questo ospitano già la guardia medica e allora ‘Se è buona per la guardia Medica, perché non è buona per voi?’

A questa, apparentemente semplice domanda il dottor Napoli, detto Sisì, risponde con due sicuri e altrettanto semplici argomenti: “Il primo è che per ottenere le regolari autorizzazioni per la sede attualmente occupata, siamo stati costretti a sudare le fatidiche sette camicie tra gli uffici addetti, dove i timbri e le carte non finivano mai. Il secondo è che, se per ogni attività serve la regolarità degli atti, per la nostra serve un supplemento di attenzione. Non per nulla, all’indomani dell’inaugurazione degli attuali spazi, ricevemmo una convocazione in caserma da parte del Comando della stazione dei carabinieri di Riace. Non è usuale, a mia conoscenza, che i carabinieri si interessino dell’apertura di un ambulatorio medico. Ma tant’è. Rispettosi delle Autorità, ci recammo in caserma con tutte le carte in nostro possesso e fummo, con molta gentilezza, ascoltati.
Queste motivazioni stanno alla base della nostra pignoleria nel voler fare tutto nel più assoluto rispetto della legge.”

Un piccolo ma prezioso ambulatorio che in due anni ha soccorso chiunque, a prescindere dal colore della pelle, dalla nazionalità, dal credo religioso.
ECGrafia, piccola chirurgia, sistema di sterilizzazione, attrezzatura per l’emergenza cardio-respiratoria, un ecografo multidisciplinare, e ancora consulenze specialistiche in campi come l’endocrinologia, la gastroenterologia, la dermatologia e, sempre in collaborazione con lo Studio Radiologico di Siderno, la diagnostica per immagini, in qualche caso sono stati eseguiti costosi esami di genetica, oltre a numerosi esami di routine ematochimica: questo è l’ambulatorio Jimuel di Riace che oggi viene chiuso.

“Non bisogna dimenticare, e noi non lo abbiamo dimenticato, – ricorda ancora il dottor Napoli – che la crisi economica ha fatto aumentare paurosamente le fasce di povertà assoluta nella popolazione italiana. Stando a una elaborazione del Politecnico di Milano, circa il 15% dei nostri connazionali, semplicemente, non si cura più per i costi che hanno le prestazioni sanitarie. Da qualunque punto la si guardi curarsi costa. Il nostro obiettivo non poteva certo essere quello di superare questa gravissima e incostituzionale condizione per milioni di cittadini italiani. Molto più umilmente, intendevamo e intendiamo spendere le nostre piccole energie per venire incontro ai più vicini. Affidandoci all’immensa sensibilità di un nutrito gruppo di medici che hanno fatto della loro professione la propria missione. Tutto ciò non può finire. Non deve finire. E, per quel che ci riguarda, non finirà.”

Ed è anche grazie a Mimmo Lucano – ancora una volta pronto a dare una mano e a offrire il suo contributo – se non finirà. Con l’aiuto della Cooperativa “Città Futura” e dell’ex sindaco sono stati reperiti dei locali dove l’ambulatorio e quel modello di accoglienza di cui esso faceva parte, resisteranno fino in fondo. Intanto i medici continuano ad assistere i loro pazienti sempre gratuitamente, negli studi privati. Con buona pace dei nuovi amministratori. Ci hanno provato. Ancora. Non ci sono riusciti. Riace esiste e resiste. Sempre.

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