Mille morti: la guerra contro i curdi non si è mai fermata. Ed è una delle più sporche che abbiamo conosciuto.

Due settimane fa la Turchia annunciava il primo cessate il fuoco. Era il 17 ottobre: Erdogan aveva raggiunto l’accordo con gli Stati Uniti, a cui avrebbe poi fatto seguito il patto di Sochi con la Russia. 

Da allora per larga parte dell’opinione pubblica mondiale tutto si sarebbe risolto. Nella Siria del Nord Est il conflitto sarebbe finito. La realtà purtroppo è ben diversa come dimostrano foto, video e notizie che faticosamente riescono a rompere la barriera del silenzio.

Foto come queste. Foto di giovani madri assassinate, di anziane massacrate, di bambini che urlano per lo strazio di ferite che, secondo molte denunce, sono provocate da armi non convenzionali.

Le pubblicano in queste ore le fonti curde, raccontando le storie delle vittime, chiedendo al mondo di non voltarsi dall’altra parte.

Da quando la Turchia ha sferrato i primi attacchi al 31 ottobre, quasi mille persone sono state uccise (921), di queste 509 sono civili. I feriti sono oltre 4mila. Secondo i dati, il 90 per cento dei ferimenti è dovuto a colpi di mortaio e attacchi aerei. Mentre solo il 2 per cento da colpi di proiettili o combattimenti.

Abbas Mansouran è un medico di nazionalità svedese operativo nei territori della Siria nord orientale, nel suo ultimo rapporto certifica una trentina di casi di “bruciature molto differenti da quelle che ci si aspetterebbe, bruciature che non possono essere state provocate da nient’altro se non da armi chimiche come il fosforo.”

Intanto i curdi si sono ritirati dal confine come richiesto dalla Turchia, non solo: come sempre hanno fatto in questi anni, hanno continuato a lottare contro l’Isis. Persino nell’ultimo raid contro Al-Baghdadi hanno svolto un ruolo importante, tanto da essere ringraziati da quello stesso Donald Trump che li ha traditi.

Armi chimiche, violenze contro i civili, nessun rispetto per gli accordi, il sospetto – denunciato dai curdi – di un tentativo di “sostituzione etnica”, l’accanimento contro le donne, vero simbolo dell’emancipazione del Rojava: è una guerra sporchissima, è alle porte dell’Europa e non se ne parla quasi più.

Oggi è il primo novembre. Ricorre l’anniversario della liberazione della città simbolo di Kobane dai terroristi di Daesh. Ed è il giorno giusto per scendere in piazza e impedire che il mondo dimentichi. L’appuntamento è a Roma in piazza della Repubblica alle 14.00.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...