L’economia circolare della mafia: una montagna di merda tossica

La mafia si ingegna e traffica in plastiche in un viaggio andata e ritorno con la Cina. Nel frattempo, però, perché non interrare sostanze sostanze chimiche sotto i nostri pomodori? Accade in Sicilia e per fortuna DDA, Procura di Catania e investigatori hanno scoperto tutto. Un articolo di Lorenzo Serio

Claudio Carbonaro

L’economia circolare è un sistema economico pianificato per riutilizzare i materiali in successivi cicli produttivi, riducendo al massimo gli sprechi. La mafia ci tiene tanto a stare al passo coi tempi e così di fronte all’angusto problema su che fare di un mucchio di fanghi tossici, pesticidi e scarti di lavorazione riunisce il consiglio d’amministrazione della ‘stidda’ ragusana e approva all’unanimità la mozione caldeggiata dal presidente ed ex pentito Claudio Carbonaro di abbracciare i dettati della nuova frontiera del ri-uso.

L’alzata di ingegno di questo signore che in passato si è autoaccusato di una sessantina di omicidi è fenomenale: prendere le plastiche delle serre di Vittoria intrise di fertilizzanti e pesticidi, spedirle in Cina per essere lavorate e poi riportarle in Italia per rivenderle sotto forma di scarpe da ginnastica. Economia circolare e mercato globale, non si dica che in Italia non c’è nessuno che investe in ricerca e sviluppo.

La polizia al lavoro nelle campagne di Vittoria

Questo gruppetto di innovatori si avvaleva della preziosa opera di Salvatore D’Agosta detto “turi mutanna”, della famiglia Minardi, detti i “barbani”, per la raccolta dei teli tossici e delle imprese della famiglia Donzelli che avevano il monopolio dello smaltimento per tutta la zona tra Ragusa e Caltanissetta in virtù del loro comprovato know-how in materia attestato, tra l’altro, da una intercettazione dedicata al giornalista antimafia Paolo Borrometi “Questa testa di scecco… Borrometo … uno passa i guai… povero cretino. Ma di cosa stiamo parlando…” Ma non c’è innovazione senza guardare alla cara, vecchia tradizione di ‘famigghia’ così tutto ciò che non si riusciva ad esportare di questo micidiale mix di sostanze chimiche veniva interrato e ricoperto con cemento e asfalto o direttamente sversato nei terreni limitrofi alle aziende coinvolte. Super concime per il food made in Italy, tradizione e innovazione come sempre al servizio della creatività.

Questo fiore all’occhiello dell’economia circolare lo conosciamo grazie al lavoro della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Catania e degli investigatori delle squadre mobili di Ragusa e Catania, coordinati dal Servizio Centrale Operativo. A loro il nostro plauso e a Legambiente e a tutti quelli che si sono battuti 21 anni per inserire i reati ambientali nel codice penale il nostro più sentito ringraziamento.

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