In Europa serve una nuova lotta di classe. Il pericolo fascista è dietro l’angolo.

Nel logo di Mladi Plus diploma, matita, microfono, pinza, cacciavite e chiave inglese

Temo che la nuova composizione del Parlamento Europeo con una coalizione troppo simile a quella dei precedenti mandati non sia abbastanza ambiziosa. Abbiamo bisogno di cambiamenti radicali, altrimenti tra cinque anni le cose rimarranno come sono ora e le persone saranno ancora più deluse. I populisti e i partiti di estrema destra sfruttano esattamente questa delusione costruendo su di essa il proprio consenso. Lo abbiamo visto in passato, non possiamo permetterlo ancora. Pertanto, mi aspetterei un programma più progressista da parte dei nuovi leader europei, un piano che dia la priorità al benessere dei cittadini. La Commissione europea nel presentarsi ha mostrato alcuni segnali di discontinuità, ma ciò che occorre non solo piccoli ritocchi estetici, serve un cambiamento concreto che costruisca un’Europa sociale che funzioni con e per le persone.” Tea Jarc è la presidente di Mladi plus, sindacato sloveno che riunisce studenti e giovani precari e disoccupati. Ed è così che risponde quando le si chiede di commentare le prime mosse della Commissione e del Parlamento europei.

E in effetti non ha torto almeno a guardare il voto con cui l’Aula di Strasburgo ha liquidato una risoluzione definita “pro-ong”: avrebbe dovuto potenziare le attività di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo e chiedeva ai governi di aprire i porti alle navi umanitarie. Hanno vinto i no, seppure di soli due voti. Compatto il fronte delle destre e dei sovranisti, con il leader della Lega Matteo Salvini pronto a intitolarsi la vittoria. In Europa, ancora una volta, nazionalismi e populismi hanno avuto la meglio. A maggio scorso quando si è consumato il voto a dodici stelle, i commentatori avevano visto nei ragazzi e nelle ragazze del vecchio continente l’antidoto alla crescita di queste pulsioni. E anche Tea ne è convinta: “Darei sempre la mia fiducia alle nuove generazioni e penso che possiamo essere noi il cambiamento. Noi giovani non siamo passivi e sconsiderati, ma possiamo essere i catalizzatori delle riforme e il motore per un futuro migliore. Credo che la miglior prova di tutto questo siano i Fridays for Future, con scioperi, marce e manifestazioni per combattere i cambiamenti climatici. Ma anche rispetto alle migrazioni sono stati proprio i giovani a dare delle risposte: a offrirsi come volontari nei rifugi, a raccogliere vestiti e cibo, a mostrare la solidarietà, a chiedere una vera accoglienza per i rifugiati.”

Questa forza di combattere l’ingiustizia può trovare applicazione in ogni campo. “Molti giovani hanno una mentalità aperta, progressista e sono sicura che i valori di giustizia, solidarietà e benessere sociale per tutti siano radicati nel loro animo: proprio facendo appello a quei valori, possiamo opporci ai populisti e a idee nazionaliste e fasciste. il vero nemico non sono “gli altri” o “i migranti”, quanto piuttosto le disuguaglianze crescenti, il capitale lasciato nelle mani di pochi e l’interesse economico che prevale su quelli delle persone. Pertanto, la vera lotta dovrebbe essere – ancora una volta – la lotta di classe, la lotta dei lavoratori che, uniti, chiedono una redistribuzione sostanziale della ricchezza. Fortunatamente ci sono giovani forti, in particolare giovani donne, come Greta Thunberg o Carola Rackete, che lottano per la giustizia sociale e ambientale. Attorno a loro crescono movimenti progressisti che fanno sperare per il futuro. Sono convinta che la nostra generazione abbia il potenziale per dare vita a un cambiamento reale ma dobbiamo tutti lottare, lavorare collettivamente, sostenerci a vicenda e unire le forze. Dalla piazza si levano richieste di cui la politica dovrà farsi carico. E poi… inutile dire quanto sia stimolante vedere una giovane donna che guida manifestazioni in piazze e strade di tutto il mondo.”

Tea Jarc insieme a un gruppo di attivisti di Mladi Plus

È una bella voce quella di Tea Jarc, la voce di una giovane lavoratrice e di una giovane attivista che si alza dall’Europa dell’Est, a un passo dalla nostra Trieste, a un altro passo dall’Ungheria di Viktor Orban. “Negli ultimi anni – spiega -, nel mio Paese,  in Slovenia, la disoccupazione giovanile è diminuita e non registra tassi così alti come nei paesi dell’Europa meridionale, tuttavia abbiamo la più alta percentuale di giovani che lavorano con contratti temporanei e precari. I giovani partecipano così mercato del lavoro, ma non hanno un’occasione dignitosa né stabilità. Questo li lascia ai margini aumentando l’insicurezza non solo sul presente ma anche sul loro futuro: è per questo motivo che non riescono a guadagnare autonomia e indipendenza, a 30 anni vivono ancora con i genitori e sono delusi dalla politica che non affronta temi che sono per loro rilevanti.  Le diverse regioni europee progrediscono e avanzano ancora a velocità differenti. Nel giro di pochi decenni l’Europa orientale e l’area balcanica sono passate da un sistema politico all’altro, con la creazione di stati indipendenti. Non si tratta solo di un ricordo vivo, ma di una memoria presente nella vita quotidiana di noi cittadini. I giovani dell’Est e dei Balcani hanno sognato una vita migliore, “standard europei” e maggiori opportunità rispetto a quelle offerte dai loro Paesi. Forse l’Europa occidentale può offrire alcune risposte, ma la migrazione da Est a Ovest alla quale assistiamo oggi non dovrebbe essere la soluzione. Dobbiamo piuttosto creare opportunità in tutto il continente, dando ai ragazzi la possibilità di scegliere di restare. Molti giovani dell’Est e dei Balcani hanno avuto meno chance e questo potrebbe renderli più energici, più appassionati e più determinati nel migliorare la situazione. Senza dubbio si tratta di virtù che possono contribuire al progetto europeo, allo stesso tempo, però, anche l’Europa deve investire in quell’area geografica.”

Secondo la presidente di Mladi Plus “per molti ragazzi e ragazze, l’Europa, e l’Unione Europea in particolare, sono quasi un fatto scontato: sono cresciuti in un continente interconnesso, senza frontiere, con l’opportunità di viaggiare, utilizzando la stessa moneta e partecipando a programmi come l’Erasmus. Per molti di quei ragazzi tutto questo non è in discussione, né tantomeno ci si chiede come sia stato ottenuto. D’altro canto, un gran numero di giovani non ha piena consapevolezza neppure delle opportunità che l’Europa può offrire, mancano loro sia le informazioni che l’accesso ad esse, il che potrebbe ostacolare il loro senso di integrazione. Sfortunatamente, negli ultimi anni l’Europa ha dovuto affrontare numerose crisi: finanziarie, migratorie e politiche. La mancanza di una risposta adeguata a queste crisi da parte dei leader europei e nazionali può mettere a repentaglio le conquiste più grandi, come l’apertura delle frontiere, la pace e la stabilità. È un fatto inaccettabile. Siamo consapevoli della posta in gioco. Anche per questo dobbiamo sensibilizzare tutti i nostri coetanei, spiegando perché conviene un’Europa unita e allo stesso tempo lottando per migliorarla.”

Intanto, però, i leader europei e nazionali non solo non hanno dato risposte adeguate alle crisi che si sono succedute negli ultimi anni, ma sono stati incapaci di affrontare anche i bisogni delle nuove generazioni che così si sentono tradite dalla politica che non offre loro risposte e le lascia indietro. “La disoccupazione giovanile – segnala Tea Jarc – è sempre stata più elevata rispetto a quella di altre fasce di età, inoltre sono soprattutto i giovani a venire impiegati con forme di lavoro instabili e precarie, di conseguenza non riescono ad avere una casa loro e a ottenere un’indipendenza economica. Ci sono state alcune esperienze positive in ambito europeo, come Garanzia giovani, ma mancano investimenti concreti nella politica sociale e del lavoro da parte delle istituzioni comunitarie in generale, il che pone ragazzi e ragazze in condizione di svantaggio. È qui che serve il cambiamento: gli investimenti nelle politiche giovanili e sociali sono più rinviabili.”

 

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