In Cile un colpo di stato. Durissima denuncia dei sindacati che scioperano e accusano Piñera: deve dimettersi

Due giornate di sciopero, oggi e domani, e la richiesta senza appello al governo affinché ripristini le funzioni democratiche dello Stato, vale a dire metta subito fine all’emergenza e al coprifuoco e riporti i militari nelle caserme. Solo così ci saranno condizioni per permettere di avviare un dialogo sociale e politico, con le organizzazioni che rappresentano i lavoratori e i movimenti.

Quello dei sindacati è anche un richiamo categorico all’opposizione e ai partiti progressisti per raccogliere le istanze della popolazione e agire in maniera unitaria, per il bene del Paese, come richiede la gravità del momento. Le Confederazioni hanno, infatti, chiesto al Parlamento di interrompere ogni azione legislativa finché sarà mantenuto lo stato di emergenza, proclamando uno sciopero parlamentare.

“Il Cile sta affrontando la più grande crisi politica e sociale dalla fine della dittatura militare. La mobilitazione sociale innescata dall’aumento del costo dei trasporti pubblici ha rivelato la rabbia repressa e il malcontento per le politiche subite negli ultimi decenni, con l’aumento continuo dei costi dei servizi di base, i salari stagnanti e la svendita dei diritti sociali. Il governo sta conducendo un vero “colpo di stato”, usando la più inaccettabile delle pratiche antidemocratiche che consiste nel ricorrere alle forze armate per imporre una sorta di “pace sociale”. Azioni che stanno paralizzando il Cile in un clima di violenza che sembrava ci si fosse lasciati alle spalle da molti anni.” – Così la nota della coalizione che ha indetto lo stop.

Inizialmente il presidente del Cile, Sebastián Piñera, ha affermato di non comprendere i motivi alla base della protesta diffusa dei cittadini. Per poi, in queste ultime ore, chiedere perdono ai connazionali per non aver compreso la situazione nelle sue reali dimensioni promettendo la creazione di un’agenda sociale che include, tra le altre cose, l’aumento del salario minimo.

Il nostro governo e quelli precedenti non sono stati capaci di riconoscere questa situazione in tutta la sua gravità. Questa situazione di iniquità e abusi che ha comportato un’espressione genuina e autentica da parte di milioni di cileni. Ammetto questa mancanza di visione e chiedo perdono ai miei compatrioti.

Dichiarazioni che rendono evidente come non sia più in grado di guidare il Paese. Solo negli ultimi tre giorni la repressione militare ha provocato 15 morti.

Per i sindacati, il presidente deve dimettersi. Intanto, però, nessun lavoratore deve mettere a repentaglio la propria incolumità, e non riprendere la propria attività finché le condizioni non lo permetteranno.

Siamo certi che il primo responsabile della violenza sia questa arrogante e insensibile élite che per decenni ha abusato dell’impunità e mercificato anche i diritti più elementari.
Con la stessa chiarezza condanniamo la violenza irrazionale generata dall’atteggiamento del governo, che ha permesso azioni di vandalismo e delinquenza dei gruppi minoritari, mentre la stragrande maggioranza del paese ha manifestato in maniera pacifica e organizzata in tutto il territorio.
È assurdo e riprovevole distruggere la metropolitana – che non viene utilizzata dai potenti ma dai lavoratori – saccheggiare le imprese, distruggere i beni pubblici. Quella violenza irrazionale è funzionale solo ai potenti per giustificare la repressione e la militarizzazione del Paese.

Le confederazioni hanno anche sollevato la questione della sospetta assenza di sorveglianza da parte della polizia nella protezione dei beni distrutti e saccheggiati nelle ultime ore. Esortando i cittadini alla calma e alla responsabilità hanno fatto proprio lo slogan della piazza: siamo stanchi, siamo uniti.

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