Carri armati e morti in strada. A Santiago si torna agli anni della dittatura. La denuncia dei sindacati cileni

“Che dopo quasi 30 anni dal ritorno alla democrazia, si invochi uno stato di eccezione, uno stato di emergenza, è paragonabile solo a ciò che è avvenuto durante la dittatura di Pinochet e dimostra il totale fallimento di questo governo “.

Con queste parole, la presidente della Central Unitaria dos Trabajadores cilena, Bárbara Figueroa, ha commentato quanto sta accadendo in queste ore nel suo Paese. Da tre giorni si manifesta contro l’aumento delle tariffe dei mezzi di trasporto pubblici. Dopo gli interventi repressivi delle forze dell’ordine, ora è, infatti, arrivata la dichiarazione dello “Stato di emergenza” nella regione metropolitana di Santiago, una decisione che limita i diritti della cittadinanza e riporta militari ed esercito nelle strade e si accompagna all’annuncio del coprifuoco totale.


Ad animare la mobilitazione soprattutto giovani, studenti e studentesse protagonisti negli ultimi anni, in Cile, della lotta per la giustizia sociale e contro il carovita. L’aumento delle tariffe è, in effetti,  solo l’ultimo dei provvedimenti contestati che, nel tempo, hanno eroso anche il diritto allo studio.


“Nessuna autorità – ha proseguito Barbara Figueroa – può limitare il nostro diritto di organizzarci per incontrarci o mobilitarci.”
Il governo di Sebastián Piñera è rimasto “sordo” davanti alle richieste condivise della popolazione che sono giustizia sociale, tariffe dei trasporti pubblici a prezzi accessibili, salari equi, pensioni decenti e tutela dei servizi di base. Da parte sua, la presidente della Federazione dei sindacati della metropolitana, Paula Rivas, ha dichiarato che “Si tratta di una crisi sociale e che come tale avrebbe dovuto essere affrontata, invece, non siamo stati ascoltati”.
Impressionanti le immagini dei carri armati in strada, fermati da ragazzi e manifestanti. Finora sono tre i morti negli scontri, numerosi i feriti.

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