Cinque condanne in Appello per la morte di Matteo Armellini. Al telefono aveva detto “ieri ho fatto volare la Pausini”

Sono state cinque le condanne ribadite nel processo d’appello per la morte di Matteo Armellini. Nel 2012 il rigger 31 enne fu travolto dal crollo del palco in allestimento per il concerto di Laura Pausini al Palacalafiore di Reggio Calabria.
Il peso eccessivo sul parquet, il pavimento che cede trascinandosi dietro i sostegni, poi tutta la struttura. Sono attimi. Una voce dice “scappate” ma Matteo non fa in tempo.

Ne è nato un processo per la morte di un lavoratore. Per stabilire le relazioni all’interno del sistema italiano dei palchi e della musica dal vivo. Compito non facile considerato il sistema di scatole cinesi, di cooperative e subappalti che nell’area di un concerto vede interagire più di 40 ditte diverse.
Un processo che si trascina da anni: ne sono passati sette e mezzo dalla morte di Matteo. E nel corso del dibattimento sono cambiati più volte giudici e pubblici ministeri.
La legge è uguale per tutti. Ma sembrava una lotta impari quella tra Paola Armellini, mamma di Matteo, assistente di volo Alitalia in pensione, e due giganti dell’industria dello spettacolo, come Italstage, azienda numero uno nel settore delle strutture per eventi e della Friends&Partner, casa di produzione che annovera tutti i più grandi cantanti italiani dalla A di Antonello Venditti alla Z di Zucchero.

Questa mattina a Reggio Calabria c’era una bella giornata. Il sole era caldo e la Sicilia era come sempre lì che sembrava potessi toccarla. C’erano i giornalisti residenti e quelli del Tg3.
Paola non era mai stata a Reggio prima di quel 5 marzo 2012. Da allora ha letteralmente fatto la spola da Roma. Più di 40 volte. Senza mai mancare a un’udienza, nemmeno a quelle in cui si rimandava alla volta successiva per i più disparati motivi, perfino un blackout. Non gliel’abbiamo mai chiesto, ma siamo quasi certi che ormai beva il caffè sempre nello stesso bar.
Una donna che lotta con dignità per rendere giustizia alla memoria di suo figlio e per chiedere più attenzione al tema della sicurezza sul lavoro. Anche in quel mondo in cui – si dice – lo spettacolo non possa mai fermarsi. Oggi è stata l’ultima volta a Reggio. Se mai ci sarà un terzo grado di giudizio, quantomeno il circo dovrà trasferirsi a Roma.

Matteo aveva 31 anni. Girava l’Italia in lungo e in largo ogni giorno della sua vita. Macinava chilometri insieme ai suoi compagni di lavoro. Erano clienti fissi di autogrill e caselli. Una vita fatta di asfalto, panini e caffè. Di quelle che non si sa mai se riesci a dormire due notti di fila nello stesso letto. Furgone a parte.
Il suo lavoro era delimitare lo spazio in cui sera dopo sera si realizza la magia della musica dal vivo. Le luci si accendono, parte la musica, il beniamino è sul palco e il rito è già nel pieno. Giorno dopo giorno. Tour su tour. Con il rito quotidiano di tirar su e giù americane, strutture, coperture. E monitor audio e luci. Agile e forte come un ragno.
Due sere prima che il mondo gli crollasse addosso, aveva permesso a Laura Pausini di alzarsi in volo durante la sua esibizione nell’ultima data di quel tour. Era stato il suo angelo: lei cantava, lui l’aveva imbragata e un invisibile sistema di motori e carrucole aveva realizzato l’incanto.
Mamma, ieri ho fatto volare la Pausini, aveva detto al telefono.

Per la Corte d’Appello di Reggio Calabria la morte di Matteo non è stata un incidente ma omicidio colposo e disastro colposo. Queste le condanne: per Marcello Cammera, ex responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Reggio Calabria, 1 anno e 4 mesi di reclusione; Sandro Scalise, coordinatore della sicurezza per i lavori di costruzione della struttura, 2 anni e 4 mesi; Franco Faggiotto, progettista, 2 anni e 8 mesi; Pasquale Aumenta, responsabile della Italstage, società che aveva costruito il palco, 1 anno e 4 mesi; Ferdinando Salzano, rappresentante della F&P Group, a capo della Friends&Partner, committente dei lavori di allestimento del palco alla Italstage, 1 anno e 6 mesi. Nel corso di questi sette anni e mezzo, per queste aziende lo spettacolo non si è mai fermato.

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