5 giorni di tregua: Usa e Turchia impongono ai curdi di ritirarsi. Le persone muoiono sotto le bombe e quello sciagurato di Trump parla di “amore difficile”

Alla fine gli amici poi nemici poi di nuovo amici hanno stretto un accordo. Gli Stati Uniti che indirettamente avevano dato il via libera all’assalto contro i curdi salvo poi fare retromarcia e la Turchia di Erdogan che ha trascorso gli ultimi 8 giorni a bombardare, uccidere e massacrare hanno stabilito che pace sarà se “i miliziani” curdi abbandoneranno le proprie posizioni.

Devono lasciare armi pesanti e postazioni che saranno poi distrutte e arretrare di almeno 32 chilometri rispetto al confine. La Turchia prenderà il controllo dell’area e la dichiarerà safe zone – zona sicura. Piccolo, non trascurabile dettaglio, in quell’area ci sono già forze siriane e russe. Possibile che né Ankara né Washington lo sappiano? A che gioco stanno giocando il sultano e The Donald?

Non è comunque un cessate il fuoco. Il ministro degli esteri turco Mevlut Cavusoglu lo ha detto chiaro e tondo: “La Turchia potrà fermare l’operazione solo quando tutti gli elementi terroristici avranno lasciato la zona”. Ha detto proprio così: “elementi terroristici”.

Che fosse una terrorista Hevrin Khalaf, segretaria del Partito del futuro siriano, che lottava per il riconoscimento dei diritti del suo popolo e delle donne e che è stata brutalizzata e uccisa dalle forze filo-turche? O forse erano terroristi i bambini che abbiamo visto bruciati e ustionati a causa dell’uso, denunciato ma ancora non provato, di armi chimiche non convenzionali da parte di Ankara? Oppure i 100 civili arrivati già cadaveri nell’ospedale di Til Temir in una sola settimana di assalti?

Questo accordo – messo nero su bianco in 13 punti – ha un sapore amarissimo.

“Da parte nostra abbiamo ottenuto ciò che volevamo – ha aggiunto Cavusoglu – . Gli Stati Uniti garantiscono che tutti i terroristi lasceranno l’area nelle prossime 120 ore”. A suggellare il patto la conferma che il presidente turco Erdogan sarà in visita alla Casa Bianca il prossimo 13 novembre.

Come se nulla fosse. Come se nulla sia mai stato.

Lo dimostrano gli scioccanti tweet di Donald Trump che, noncurante delle vite perdute, del dolore inferto, parla di “un grande giorno per la civiltà.” “Questo accordo non avrebbe mai potuto essere fatto 3 giorni fa. E’ servito un po’ di amore ‘difficile’ per ottenerlo. Una grande cosa per tutti. Sono fiero di tutti!”

Tough love suona come quel sentimento che alcuni cronisti osano ancora chiamare amore ma che invece è solo odio, delirio di onnipotenza e disprezzo dell’altro e che anima quegli uomini violenti che picchiano, abusano e uccidono le donne.

La guerra turca contro il popolo curdo è perversa anche quando si parla di tregua.

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