Se amiamo la libertà, dobbiamo scendere in piazza. La lettera delle donne curde al mondo

È un invito a partecipare alla mobilitazione internazionale in segno di solidarietà nei confronti della resistenza curda. È anche il racconto delle atrocità e di una violenza che rievoca la pulizia etnica. Contro la guerra della Turchia si manifesta in numerose città. Oggi a Milano davanti al Consolato turco, e a Roma – con Cgil, Cisl e Uil – in piazza Santi Apostoli a partire dalle 17.30. Scendiamo in piazza ovunque con questa lettera nel cuore.

“Come donne di varie culture e fedi delle terre antiche della Mesopotamia vi salutiamo calorosamente. Vi stiamo scrivendo nel bel mezzo della guerra nella Siria del Nord-Est, imposta dallo Stato turco contro la nostra terra natale. Stiamo resistendo da tre giorni sotto i bombardamenti degli aerei da combattimento e dei carri armati turchi.
Vediamo le madri, nei loro quartieri, prese di mira dalle bombe quando escono di casa per prendere il pane per le loro famiglie. Abbiamo assistito all’esplosione di una granata NATO che ha ridotto a brandelli la gamba di Sara di sette anni e ucciso suo fratello Mohammed di dodici.
Siamo testimoni dei bombardamenti di quartieri e chiese cristiane e dello sterminio dei nostri fratelli e sorelle cristiani da parte dall’esercito del nuovo impero Ottomano di Erdogan – pensate, i loro antenati erano sopravvissuti al genocidio del 1915.

Due anni fa, lo Stato turco ha costruito un muro di confine lungo 620 chilometri, grazie a fondi Ue e Onu, per rafforzare la divisione del nostro Paese e per impedire a molti rifugiati di raggiungere l’Europa.
Adesso parti di quel muro vengono rimosse da carri armati, da soldati dello Stato turco e da jihadisti per invadere le nostre città e i nostri villaggi.

Quartieri, villaggi, scuole, ospedali, il patrimonio culturale dei curdi, degli yazidi, degli arabi, dei siriaci, degli armeni, dei ceceni, dei circassi e dei turcomanni e di altre culture che qui vivono comunitariamente sono bersaglio dei raid aerei e del fuoco dell’artiglieria. Migliaia di famiglie sono costrette a fuggire dalle loro case per cercare rifugio altrove senza avere un luogo sicuro dove andare.


Oltre a questo, stiamo assistendo a nuovi assalti degli squadroni di assassini dell’Isis in città come Raqqa, che era stata liberata dal terrore del regime dello Stato Islamico due anni fa con una lotta comune della nostra gente. Ancora una volta vediamo che l’esercito turco e i suoi mercenari jihadisti attaccano assieme le città di Serêkani, Girêsipi e Kobane.

Sono solo alcuni degli eventi che abbiamo affrontato da quando Erdogan ha dichiarato guerra lo scorso 9 ottobre.
Mentre ci troviamo davanti al primo passo dell’attuazione dell’operazione di pulizia etnica genocida della Turchia, assistiamo anche all’eroica resistenza delle donne, degli uomini e dei giovani che alzano la loro voce e difendono la loro terra e la loro dignità.

Per tre giorni i combattenti delle Forze siriane democratiche, insieme alle YPG e alle JPY hanno combattuto con successo in prima fila per impedire l’invasione della Turchia e dei massacri. Donne e uomini di tutte le età sono parte di tutti gli ambiti di questa resistenza per difendere l’umanità, le acquisizioni e i valori della rivoluzione delle donne in Rojava.

Come donne siamo determinate a combattere fino a quando otterremo la vittoria della pace, della libertà e e della giustizia. Per ottenere il nostro obiettivo contiamo sulla solidarietà internazionale e la lotta comune di tutte le donne e gente che ama la libertà.”

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