Contro la guerra, un’obiezione di coscienza. La rivoluzionaria proposta dei lavoratori e del sindacato a Livorno

Perché non ricorrere all’obiezione di coscienza per fermare il traffico e lo smercio di armi? Mentre l’Italia e l’Europa per ora si limitano a promettere di bloccare la vendita di materiale bellico alla Turchia, la Cgil di Livorno, storica città portuale, avanza una proposta rivoluzionaria: “Fermiamole noi. Lavoratori e lavoratrici possono rifiutarsi di movimentare i carichi incriminati nel rispetto della loro coscienza e dell’articolo 11 della nostra Costituzione.”

Quell’articolo sancisce che “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

Eppure le testimonianze dei portuali raccontano che dal marzo 2017 almeno tre navi della Liberty effettuano collegamenti frequenti con lo scalo livornese, destinazione Mar Rosso, presumibilmente per scaricare armi da utilizzare nei conflitti medio-orientali. Uno di questi è quello che sta massacrando la popolazione yemenita: secondo il rapporto ONU 2017 bombe italiane e americane sui territori abitati dai civili nello Yemen hanno causato oltre 30mila vittime. Sempre le Nazioni Unite hanno definito quei bombardamenti “crimini di guerra”.

Davanti a questi fatti e di fronte alle violenze scatenate dal presidente turco Erdogan nei territori del Nord Est della Siria contro il popolo curdo, l’Assemblea Generale della Camera del lavoro di Livorno ha quindi deciso di approvare un ordine del giorno in cui chiede che i lavoratori e le lavoratrici “che operano a qualsiasi titolo intorno al materiale di tipo bellico o di attività connesse, vengano accuratamente e opportunamente informati e formati, al fine di poter esercitare l’obiezione e astenersi legittimamente come fermo segno di contrarietà alle guerre. Non è tollerabile che il transito di qualsiasi strumento al servizio delle guerre avvenga nella normalità più assoluta, senza disturbo e nel silenzio generale, anche attraverso i porti della nostra provincia.”

Ecco questa sì che è una sana e giusta obiezione di coscienza! E’ proprio vero: “La ‘normalizzazione positiva’ del pianeta in chiave inclusiva, rispettosa, sostenibile, passa da azioni che partono dal basso per sensibilizzare e smascherare le peggiori prassi che sconvolgono la pace e il benessere dei popoli.”

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