Fermate la guerra! La Turchia attacca il popolo curdo. Non possiamo permetterlo.

Due morti e due feriti nel villaggio di Misharrafa, Serekanye. Bombardamenti in atto contro Ain Issa (50 km lontano dal confine) e i villaggi di Til Cihan, Kel Hesnak e Derna Qunlinga (Tirbespiye). Le forze turche stanno prendendo di mira la diga nei pressi di Derik, che fornisce acqua potabile a 2 milioni di persone. La guerra contro il popolo e la democrazia curda è iniziata. E non possiamo restare a guardare.

Le parole d’ordine adesso sono scendere in piazza, mobilitarsi, lottare per la pace, quella vera non quella che il “sultano” Erdoğan ha strumentalmente piegato denominando quest’operazione, che di fatto favorirà regimi e Stato Islamico, “Primavera di pace”.

Anpi, Cgil, Arci e Legambiente lanciano un appello e lo indirizzano al governo italiano e alle massime autorità europee: “Fermate la guerra, saldate quel debito di riconoscenza che avete nei confronti delle donne e degli uomini curdi che si sono battuti anche per la nostra libertà.”

Mentre la Rete Kurdistan Italia elenca le piazze reali in cui manifestare. “In moltissime città italiane la solidarietà con la Rivoluzione del Rojava si sta tramutando in azioni concrete. Nessuno può voltarsi dall’altra parte. Nessuno che abbia a cuore i valori rivoluzionari per il quale la Federazione della Siria del Nord esiste e combatte.”

Troviamo tutti la piazza più vicina a noi (possiamo farlo cliccando qui), raggiungiamola e, allo stesso tempo, rendiamo virale l’appello a governo italiano e istituzioni europee.

Viviamo con angoscia queste ore nelle quali si sta minacciosamente aggravando la situazione al confine tra Turchia e Siria, una regione già funestata da una guerra cruenta di molti anni che ha prodotto innumerevoli vittime, soprattutto tra i civili.
A seguito delle improvvide dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump – che annunciavano il ritiro delle truppe americane dai quei territori, anche se oggi smentite – il Presidente della Turchia Recep Tayyip Erdoğan ha dato avvio ai bombardamenti e all’avanzata dell’esercito nelle zone storicamente abitate dalle popolazioni curde, con le quali lo Stato Turco ha ormai da diversi decenni un rapporto più che conflittuale.
L’esercito formato interamente da donne e uomini di etnia curda è stato negli ultimi anni alleato delle forze occidentali e protagonista nel respingimento dell’avanzata dell’Isis, per la cui causa ha pagato un ingente prezzo di sangue.
La convivenza tra la popolazione turca e curda in queste regioni è stata storicamente possibile e potrà esserlo ancora solo se lo Stato Turco accetti di sedersi a un tavolo di trattative con i rappresentanti curdi, con pari dignità, per trovare un accordo sul riconoscimento e indipendenza dei loro territori.
La comunità internazionale, l’Europa, l’Italia, hanno ancora fresco un debito di riconoscenza nei confronti delle donne e degli uomini curdi che si sono battuti fino alla morte per fermare il comune nemico Daesh e salvaguardare la sicurezza e serenità dell’Europa e del nostro Paese, di noi tutti.
Chiediamo che si avvii immediatamente una forte e decisa azione diplomatica perché:
cessino immediatamente le ostilità e si fermino le manovre di invasione del territorio siriano abitato storicamente dalla popolazione curda;
si dia mandato senza esitazioni a una delegazione internazionale che garantisca in loco la fine delle ostilità, il rispetto dei confini, il diritto internazionale;
– si provveda all’invio di soccorsi per eventuali feriti;
– si apra una sessione di discussione dedicata, tanto nel Parlamento europeo quanto in quello italiano;
– si chieda che il caso sia messo con urgenza all’ordine del giorno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
ARCI, ANPI, CGIL, Legambiente

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