Per mesi si è gridato all’invasione ma il vero problema dell’Italia sono i giovani che vanno via

In dieci anni l’Italia ha perso quasi mezzo milione di cittadini, la metà di questi sono giovani tra i 15 e i 34 anni. Alcuni la chiamano fuga, altri esodo, fatto sta che il nostro Paese è tornato a essere terra di emigrazione. Il paradosso è che mentre in tanti se ne andavano, politica e propaganda si concentravano solo su chi arrivava e il domandone/tormentone era: quanto ci costano gli immigrati?

La Fondazione Leone Moressa rimette a posto parole e numeri con il suo ultimo rapporto. La vera domanda – chiariscono i ricercatori – potrebbe essere quanto ci costa lasciar scappare le nuove generazioni. E la risposta si misura a spanne in 16 miliardi di euro, oltre un punto di percentuale di PIL, in altre parole è il valore che i giovani potrebbero generare se lavorassero nel nostro Paese.

Purtroppo invece, dati alla mano, in Italia il tasso di occupazione è il più basso d’Europa nella fascia d’età 25-29, e quello di disoccupazione il terzo più alto dopo Grecia e Spagna. E’ record negativo anche per quanto riguarda il numero di chi non studia e non lavora: i nostri neet sfiorano il 31% contro il 17,1% dell’Unione Europea.

A questo va aggiunto che contemporaneamente la demografia non aiuta: calano i nati e, quindi, abbiamo progressivamente meno ragazzi e ragazze e più anziani. Tra vent’anni, senza un’inversione di tendenza, gli over 65 saranno un terzo della popolazione.

Davanti a cifre come queste, anche se può sembrare paradossale, molti continuano a “cavalcare tigri” e a gridare all’invasione ignorando numeri altrettanto importanti: i 5,2 milioni di stranieri residenti in Italia a fine 2018 hanno generato ricchezza per 139 miliardi di euro e realizzato il 9% del nostro prodotto interno lordo.

La politica – ripulita dalle meschinità della propaganda – dovrebbe battere un colpo per gli uni e per gli altri: dare risposte ai giovani offrendo l’opportunità di restare e ai cittadini di origine straniera garantendo loro il giusto riconoscimento.

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