Cara Cgil, hai combattuto finora, devi combattere sempre. Anche per noi.

Yiftalem Parigi è uno studente di economia e commercio, fa il rider. In una lettera ringrazia il sindacato per quello che ha fatto finora ma lo pone davanti a nuove sfide. Oggi più che mai, visto che la Confederazione compie 113 anni, occorre guardare ai giovani.

Il rider medio non è un ragazzo che vuole sfidare i propri genitori per avere una maggiore indipendenza, ma una persona di età molto variabile che ha bisogno di soldi per pagare l’affitto, la retta universitaria, ma anche un regalo per la propria figlia o figlio.
Sa di non avere molti diritti: niente ferie, niente malattia, niente maternità, nessuna sicurezza sul lavoro e un pagamento a cottimo, cioè a consegna, che lo porta a rischiare costantemente la propria vita, pur di riuscire a portare i soldi a casa. È orribile ritrovarsi a fare questo lavoro dopo 5 anni di superiori, università o anche dopo essere stati licenziati ingiustamente, ma senza possibilità di reintegrazione (art 18), se uno si ritrova in questa situazione non può essere solo colpa sua, ma anche di uno Stato che lo doveva proteggere e non l’ha fatto.

È tanto chiedere di essere trattati come tutti gli altri lavoratori? Vorremmo solo avere ciò per cui tu CGIL hai combattuto nel secolo passato e non essere visti più come dei lavoratori di serie b. Un contratto per noi esiste già, chiediamo la formula più semplice: il contratto collettivo nazionale.


Certamente sai benissimo che la collaborazione è ormai usata anche in moltissimi altri lavori, ho paura che questo metodo di sfruttamento possa diventare la normalità nel futuro, se non lo si contrasterà in tempo, già la sua espansione la si può vedere oggi, le collaborazioni vengono usate quasi per qualsiasi cosa. A noi onestamente ci hanno notato di più solo perché siamo più esposti ai rischi e più visibili, ma non vuol dire che risolvendo la nostra singola situazione si risolva il vero problema.


Cara CGIL, il vero problema è un sistema che cambia alla velocità della luce e utilizza questi cambiamenti per poter sfruttare le persone; sono un progressista di sinistra, ma non basta il progresso unico del lavoro, ma anche dei diritti e degli organi che dovrebbero aiutare i più deboli. CGIL, scusa se ti do del tu, ma ormai, beh, ti vedo come un’amica di lavoro, ed è per questo che mi permetto – anche se forse non dovrei, data la mia giovane età – di darti dei consigli. Sei un’organizzazione che può aiutare le persone a rapportarsi con questo nuovo mondo del lavoro, sempre in continua evoluzione, per questo ogni giorno che passa il tuo ruolo diventa sempre più fondamentale. Devi fare un grande sforzo per stare al passo con il cambiamento continuo del mercato, per aiutare le persone più deboli a non essere travolte.

Io studio economia per conoscere il mercato e aiutare i più deboli (appunto) a non essere abbandonati, la CGIL ha fatto questo con me e può ripartire dal fatto che ci sia molto bisogno di lei, io ne sono la dimostrazione.

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