Scongiurare assegni da fame

Si parla di pensione di garanzia per i giovani nel programma di Governo. Un’occasione da non sprecare per chi come noi incontra difficoltà a entrare nel mercato del lavoro. E se ci riesce è costretto a fare i conti con impieghi troppo saltuari per sbarcare il lunario.
Chi è stato assunto dopo il 1995 rischia di maturare trattamenti del tutto inadeguati, o addirittura inesistenti, una volta giunti alla fine del percorso lavorativo. A causa del basso livello delle retribuzioni, del precariato e del sistema unicamente contributivo.

Scrive Ezio Cigna *

Da anni la CGIL, sui temi previdenziali, ha lanciato una sfida importante – quella della pensione di garanzia per i giovani. Non è prematuro, anzi, tutt’altro, non c’è più tempo per aspettare.
Se da un lato siamo consapevoli che il lavoro è la prima risposta da dare alle giovani generazioni, siamo altrettanto consapevoli che è necessario un intervento immediato per garantire condizioni dignitose quando sarà il momento di andare in pensione.

È sicuramente positivo che il nuovo Governo la abbia indicata all’interno dei punti del suo programma, anche se in realtà, sul tema previdenziale c’è poco altro, la sola proroga di opzione donna e poi il vuoto: sicuramente insufficiente.

Tra l’altro non si comprende con quale modalità si stia pensando di introdurre una pensione contributiva di garanzia, visto che nel programma è indicato che si intende incrementare il Fondo previdenziale integrativo pubblico. Una scelta ovviamente incomprensibile: vi è il rischio di fare esattamente un’altra operazione, investendo sulla previdenza integrativa pubblica, magari con un fondo Inps, come se oggi per i giovani non ci fosse già la possibilità di iscriversi alla previdenza complementare.

Questa operazione, se non declinata diversamente, rischia di pesare ulteriormente sulle spalle dei giovani, proprio quelli che si dichiara di voler aiutare in futuro a ricevere una pensione dignitosa. In pratica si chiederebbe a disoccupati – se sono precari è già grasso che cola – di versare una contribuzione. Ma quale? Visto che i giovani il lavoro non lo hanno e se invece lo hanno è spesso fatto di bassi salari e poche tutele.
Altrettanto preoccupante sarebbe ipotizzare un fondo che integri a tutti e indistintamente una prestazione, senza considerare la “storia” lavorativa delle persone.

Non ci accontentiamo quindi del titolo, ma vogliamo conoscere il pensiero e il progetto del governo, che dia risposte vere e nella direzione giusta.
Infatti – per noi della Cgil è chiaro – non si tratta di estendere l’integrazione al trattamento minimo anche nel contributivo, ma di valorizzare tutti i periodi della vita, siano essi di lavoro, di formazione, di studio, di disoccupazione, di lavoro di cura e tutti quei lavori con bassi salari, che nel sistema contributivo rischiano di far maturare una pensione molto bassa.

A questo nuovo Governo chiediamo di dare risposte alle migliaia di lavoratrici e lavoratori che in questi lunghi mesi di grandissima confusione politica sono scesi in piazza per ottenere un cambiamento.

* Ezio Cigna è responsabile Previdenza di Corso d’Italia.

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