Abbiamo un sogno. Ma siamo sveglissimi

Al via oggi la settimana del Global Strike for Climate. Eventi in 115 paesi, da New York le parole della giovane Greta Thunberg al Congresso statunitense: prendere sul serio la scienza, agite, fate l’impossibile. E cita Martin Luther King e J.F.K.

Mi chiamo Greta Thunberg, ho sedici anni e vengo dalla Svezia. Sono grata di essere qui con voi negli Stati Uniti. Una nazione che, per molte persone, è il Paese dei sogni.
Anche io ho un sogno: che i governi, i partiti politici, le multinazionali colgano l’urgenza della crisi climatica ed ecologica e si uniscano a dispetto delle differenze – come si farebbe in uno stato d’emergenza – adottando le misure richieste per salvaguardare le condizioni di una vita dignitosa per tutti sul nostro pianeta.
Perché allora noi, milioni di giovani in sciopero – potremmo tornare a scuola.
Ho un sogno: che i potenti, come i mezzi di comunicazione, inizino a trattare questa crisi come l’emergenza esistenziale che è. Così che io possa tornare a casa da mia sorella e dai miei cani. Mi mancano.
In effetti io ho molti sogni. Ma corre l’anno 2019. Questo non è nè il tempo nè il luogo dei sogni. È ora di svegliarsi. È il momento nella storia in cui dobbiamo spalancare gli occhi.

E sì, abbiamo bisogno di sogni, non possiamo vivere senza. Ma c’è un tempo e un luogo per tutto. E i sogni non possono impedirci di raccontare questa situazione per ciò che è.
Nonostante questo, ovunque io vada, mi sembra di ascoltare tutt’attorno solo favole. Imprenditori e politici di ogni colore trascorrono il proprio tempo inventando e raccontando storie della buonanotte che ci leniscono e ci assopiscono.
Sono storie che fanno “sentire meglio”, che spiegano come metteremo a posto le cose, quanto tutto sarà meraviglioso quando avremo “risolto”. Il problema non è la nostra incapacità di sognare o di immaginare un mondo migliore. Il problema adesso è che dobbiamo svegliarci. È arrivato il momento di affrontare la realtà, i fatti, la scienza.
E la scienza non parla di “grandi opportunità per creare la società che abbiamo sempre voluto.” Racconta piuttosto di sofferenze umane indicibili che peggioreranno sempre più se ritardiamo ad agire e se non iniziamo ora.
Ovviamente un mondo sostenibile offrirà molti nuovi benefici. Ma dovete capire: non si tratta di un’opportunità per creare nuovi lavori verdi, nuove imprese o far crescere la Green economy. È innanzitutto un’emergenza, e non un’emergenza qualsiasi. È la più grande crisi che l’umanità abbia mai affrontato.
E dobbiamo trattarla come tale in modo che le persone ne comprendano e ne colgano l’urgenza. Perché non si può risolvere una crisi se non la si considera tale. Smettetela di dire alle persone che andrà tutto bene quando, in realtà, per come stanno le cose, bene non andrà affatto.
Non è qualcosa che potete impacchettare e vendere o approvare con un”like” sui social media.
Smettetela di fingere che voi, la vostra idea di impresa, il vostro partito politico o il vostro progetto risolveranno tutto.
Bisogna capire che non abbiamo ancora tutte le soluzioni. Ne siamo anzi ben lontani. A meno che non smettiamo, molto semplicemente, di compiere determinate azioni.
Passare da una fonte energetica disastrosa a una leggermente meno disastrosa non è progresso. Esportare le nostre emissioni oltremare non significa ridurle. Questa narrazione creativa non ci aiuterà. In realtà, è il vero nocciolo del problema.
Può darsi che alcuni di voi abbiano sentito che avevamo 12 anni, a partire dal primo gennaio 2018, per dimezzare le nostre emissioni di biossido di carbonio. Ma immagino che quasi nessuno di voi abbia sentito che abbiamo il 50% di possibilità di restare al di sotto di un aumento delle temperature globali di 1.5 gradi Celsius rispetto ai livelli pre-industriale. Il 50%.
Questi calcoli attuali, scientificamente tra i migliori che abbiamo a disposizione non considerano punti di non ritorno non lineari e neanche imprevisti come la fuga estremamente potente di gas metano dal permafrost artico in rapido scongelamento. O di quello già presente nel riscaldamento causato dall’inquinamento atmosferico tossico. Neppure tengono in considerazione l’aspetto dell’equità, la giustizia climatica.
Quindi un 50% di possibilità – statisticamente un lancio di moneta – non sarà decisamente abbastanza. Cosa che sarebbe impossibile da difendere moralmente. Chi di voi salirebbe su un aereo sapendo che ha il 50% o più di possibilità di precipitare? Ancora meglio: chi di voi farebbe salire i suoi figli su quell’aereo?

E perché è così importante restare al di sotto della soglia del grado e mezzo? Perché è quello che la scienza chiede per evitare di destabilizzare il clima e innescare una reazione a catena irreversibile e al di fuori del controllo umano. Anche con un solo grado di surriscaldamento stiamo assistendo a un’inaccettabile perdita di vite e mezzi di sussistenza.

E allora da dove cominciamo? Bene, io suggerirei di partire dal secondo capitolo del rapporto IPCC che è stato pubblicato lo scorso anno. A pagina 108 dichiara che per avere il 67% di possibilità di limitare l’innalzamento della temperatura globale al di sotto di un grado e mezzo, al 1 gennaio 2018, avevamo a disposizione circa 420 miliardi di tonnellate di CO2 di emissioni. Ovviamente oggi quella quota è assai inferiore visto che ogni anno emettiamo 42 miliardi di tonnellate di CO2, tenendo conto anche dello sfruttamento agricolo.
Con i livelli di emissioni odierni, ci restano meno di otto anni e mezzo. Questi numeri non sono una mia opinione personale. Non sono opinioni di chicchessia o idee politiche. Questo è il dato scientifico migliore che abbiamo a disposizione. Sebbene un gran numero di scienziati suggerisca che persino queste stime siano troppo moderate, sono quelle accettate da tutte le nazioni attraverso l’IPCC.

Per favore notate che queste stime sono globali e quindi nulla dicono in merito all’equità, indicata dall’accordo di Parigi, che è assolutamente necessaria per far funzionare il tutto a livello globale. Ciò vuol dire che i paesi più ricchi devono fare la loro giusta parte e scendere a emissioni zero molto più velocemente, in modo che i paesi più poveri possano elevare i propri standard di vita, costruendo alcune delle infrastrutture che noi già abbiamo: strade, ospedali, scuole, sistemi idrici puliti, elettricità.

Gli Stati Uniti sono il paese più inquinante della storia. Sono anche il primo produttore di petrolio al mondo. E ancora, siete pure l’unica nazione al mondo che ha annunciato l’intenzione di abbandonare l’accordo di Parigi perché – cito – “è stato un pessimo accordo per gli USA”.
420 miliardi di tonnellate di CO2 al primo gennaio del 2018. Adesso quella cifra che ci darebbe il 67% di chance di restare al di sotto del grado e mezzo di innalzamento della temperatura globale, oggi è scesa a 360 miliardi.

Sono numeri sconfortanti. Ma le persone hanno il diritto di sapere. E la vasta maggioranza di noi non ha alcuna idea persino dell’esistenza di queste cifre. In effetti neppure i giornalisti che ho incontrato sembrano sapere che esistono. Per non dire dei politici. Eppure tutti appaiono così sicuri del fatto che il loro progetto politico risolverà l’intera crisi.

Ma come possiamo risolvere un problema se non lo capiamo appieno? Come possiamo escludere l’intero quadro e la scienza?
Credo che incorriamo in un enorme pericolo nel farlo. E non importa quanto possa essere politico lo sfondo di questa crisi, non dobbiamo permettere che continui a essere un fatto di partigianeria. La crisi climatica ed ecologica va aldilà dei partiti politici. E il nostro principale nemico adesso non è il nostro oppositore politico. Il nostro primo nemico è la fisica. E non possiamo raggiungere “compromessi” con la fisica.

Tutti sostengono che compiere sacrifici per la sopravvivenza della biosfera – e per assicurare condizioni di vita per le attuali e future generazioni – sia impossibile.
Gli americani, in realtà, hanno già fatto grandi sacrifici in passato per superare situazioni terribili.
Pensate ai soldati coraggiosi che accorsero per primi sulla spiaggia di Omaha il giorno del D-Day. Pensate a Martin Luther King e agli altri 600 leader dei diritti civili che rischiarono tutto marciando da Selma a Montgomery. Pensate al Presidente J.F.K. che nel 1962 annunciava che l’America avrebbe “scelto di andare sulla luna in questo decennio e di fare le altre cose, non perché è facile, ma perché è difficile…
“Forse è impossibile. Ma guardando a quei numeri – osservando i migliori dati scientifici – beh, penso che sia precisamente quello che ci troviamo a dover fronteggiare.
E tuttavia non dovete sprecare tutto il vostro tempo a sognare, o a considerarla una battaglia politica da vincere.
Non dovete scommettere sul futuro dei vostri figli lanciando in aria una moneta. Dovete, invece, unirvi dietro la scienza.
Agite.
Fate l’impossibile.
Perché rinunciare non è mai un’opzione.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...