Corleone è casa nostra

A Corleone si è conclusa positivamente la protesta dei lavoratori del C.I.D.M.A., il centro internazionale di documentazione antimafia. Le guide di questa sorta di museo della legalità, avevano chiesto di veder riconosciuto il proprio status di “lavoratori” ma l’associazione guidata dal sindaco della cittadina siciliana li aveva lasciati a casa sostituendoli con altri addetti.
Non hanno abbassato la testa e hanno proseguito la lotta insieme al sindacato. Alla fine sono riusciti a strappare un accordo che migliora le loro condizioni economiche e accoglie parte delle loro richieste. Sono proprio loro a raccontarci questa storia.

Da diversi anni passiamo le nostre giornate raccontando le storie di uomini e donne che non hanno abbassato la testa davanti alle minacce mafiose, che con la loro vita hanno rappresentato una chiara alternativa a quella becera mentalità e hanno continuato a svolgere le loro professioni nonostante le intimidazioni senza retrocedere, persone che hanno sempre vissuto con fierezza, con semplicità, facendo apparire normale ciò che all’esterno gli altri definivano eroico: noi siamo “i ragazzi del C.I.D.M.A.”, o almeno così ci piace definirci, dal momento che mai nessuno era riuscito ad affibbiarci una denominazione migliore fino a qualche settimana fa. Ma cosa è il C.I.D.M.A, vi starete chiedendo?
C.I.D.M.A. è un acronimo e sta per Centro Internazionale di Documentazione sulla Mafia e del movimento Antimafia; inaugurato a Corleone nel dicembre del 2000, conserva le copie conformi uniche al mondo dei faldoni del Maxi Processo ed è nato con lo scopo di accogliere studiosi e ricercatori da tutto il mondo interessati all’approfondimento del fenomeno mafioso. Tuttavia, il C.I.D.M.A. non è solo questo, anzi col tempo è diventato molto, molto di più: è qui che entriamo in gioco noi.
Dal 2016 noi, “i ragazzi del C.I.D.M.A.”, portiamo avanti delle visite guidate all’interno della struttura e prendendo spunto dalla mostra fotografica permanente di Letizia Battaglia articolata in cinque diverse sale, raccontiamo a turisti provenienti da ogni parte del pianeta non solo la storia della Mafia locale, ma soprattutto le storie di uomini che hanno combattuto contro di essa, non con le semplici parole ma vivendo gli ideali dell’antimafia, personificandoli.

Per una città disgraziata come la nostra Corleone, bisognerebbe aggiungere altro per spiegare le potenzialità e la risonanza che un centro come questo potrebbe avere? Un misto di emozione e magia, ecco quello che viene garantito a tutti i visitatori. Sguardi di collaboratori che punzecchiano le coscienze, mentre con i loro racconti distruggono la connotazione antonomastica assunta da Corleone negli anni e seminano speranza e desiderio di riscatto.
Per i più curiosi, per i più interessati alla problematica e anche (purtroppo) per i fan di Don Vito Corleone e Co, il C.I.D.M.A diventa necessariamente un crocevia ineludibile, le cui potenzialità di aprono su due fronti: se da un lato tale centro offre la possibilità di risanare l’immagine e la dignità della nostra bella Sicilia, dall’altro la sua crescita potrebbe incentivare la presenza di un gran numero di turisti e di conseguenza costituire un’enorme risorsa economica per tutto il territorio, a partire dai locali per la ristorazione fino ad arrivare agli alloggi per il pernottamento, ai negozi di souvenir e… chissà cos’altro, se si provasse a viaggiare un po’ di più con la mente!
Ma purtroppo Corleone non è solo la “città della Mafia”, è anche (e soprattutto) la città dei “chianta sardi”, di chi crede di produrre investendo, ma che nel concreto si concentra sul nulla, sull’infruttuoso (da qui il soprannome “piantatori di sarde”), per cui il giorno in cui ciò verrà compreso e apprezzato da tutti i suoi abitanti sembra essere ancora troppo lontano.

Infatti, non capendo ciò che la presenza del C.I.D.M.A. potrebbe comportare in termini di immagine e di ricchezza per l’intero territorio, ad alcuni è sembrato “assurdo” da parte nostra chiedere che le condizioni all’interno del centro venissero riviste sotto alcuni aspetti, al solo scopo di migliorarle o, quantomeno, di avere riconosciuto il lavoro che giornalmente facevamo e facciamo!

Questa nostra condotta ha portato ad un certo punto ad un aut aut dell’amministrazione comunale che gestisce il C.I.D.MA.: se non vi piacciono queste condizioni potete anche andare! Ci siamo presi le nostre responsabilità e nostro malgrado abbiamo lasciato il nostro posto, ciò in cui crediamo e di cui siamo fieri.
Siamo corleonesi e siamo fieri di esserlo proprio perché siamo stati testimoni della nascita di una nuova coscienza identitaria del paese, o almeno di parte di esso, basata su realtà come quella del C.I.D.M.A. e allontanarci da quel posto ci ha fatto un male che non immaginavamo. Ci siamo sentiti privati di un motivo di orgoglio del nostro paese, uno di quelli che quando ti presentavi agli altri e ti guardavano con la parola “mafioso” sulla punta della lingua, tu eri lì pronto a controbattere che “ no, proprio no che non sono mafioso”, ma che al contrario “io lavoro per distruggere questo falso mito sui corleonesi”. La domanda è: poteva davvero essere definito un lavoro?

Raccontare delle storie, far conoscere le azioni coraggiose delle vittime di mafia di cui ogni giorno parliamo, ci impegna, in qualche modo, a seguire le loro orme e il loro esempio. Anche per questo ci è sembrato naturale rivolgerci ad un sindacato, convinti, come Placido Rizzotto, che la lotta personale e autonoma ci ponga allo stesso livello di chi chiede aiuto all’amico di turno, imboccando scorciatoie e ignorando le strade di giustizia istituzionale. L’incontro con Nidil e con la Cgil ci ha fatti sentire protetti, non perché avessimo bisogno di difese, ma perché per la prima volta i “ragazzi del CIDMA” venivano considerati quali erano: dei lavoratori. Si, perché a fare da contorno alla passione, al desiderio di riscatto e alla necessità di trasmettere un messaggio positivo, ci sono il sacrificio, la fatica, il ridimensionamento della vita personale, l’impegno ad offrire sempre il massimo. Grazie alla Cgil, dopo una prima chiusura da parte dell’amministrazione comunale, è stato trovato un accordo che ci ha concesso la possibilità di tornare a svolgere la nostra quotidiana attività di accompagnatori all’interno della struttura riconosciuti in qualità di “collaboratori”, un aumento del 50% della paga per le prestazioni svolte Sabato, Domenica e nei festivi, una graduatoria al fine di tutelare tutti coloro che da tempo svolgono tale ruolo e un tavolo tecnico in cui entro fine mese verrà discussa la nostra posizione di lavoratori al fine di migliorare le nostre condizioni.

Sappiamo bene che la lotta non è finita e che sono tante le cose che si possono ancora migliorare e insieme siamo certi che riusciremo a farlo, per dare maggiore dignità al lavoro che svolgiamo e una prospettiva importante al C.I.D.MA., patrimonio di tutto il nostro territorio.

Nota della redazione:
Pubblichiamo la lettera ricevuta il 18 settenbre scorso da parte del sindaco di Corleone e presidente del C.I.D.M.A. dott. Nicolò Nicolosi

questa la replica da parte della Camera del lavoro di Palermo

Cgil Palermo, Nidil Palermo e la Camera del Lavoro di Corleone ribadiscono quanto già evidenziato durante la riunione del 3 Settembre con i vertici del C.I.D.M.A. ovvero di voler creare un clima costruttivo e di dialogo finalizzato ad un percorso di miglioramento delle condizioni dei lavoratori partendo dai punti di condivisione che si sono manifestati durante l’incontro.
Come organizzazione sindacale non siamo interessati ad entrare in alcuna polemica mantenendo fermi gli impegni assunti nella citata riunione e sintetizzati nel verbale di quest’ultima.
Ci preme sottolineare che la Cgil è la casa di tutti i lavoratori aldilà della forma giuridica che un’impresa può assumere e rappresenta i lavoratori senza distinguere tra le tipologie contrattuali facendo della contrattazione inclusiva metodo fondamentale della sua azione.

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