A noi fa schifo

A noi fa schifo chi schifa gli altri. Chi disprezza perché pensa di poter comprare tutto. Magari a suon di rubli.  Chi pensa di avere dalla sua il “popolo” e invoca a giorni alterni i pieni poteri e poi la democrazia. Democrazia e pieni poteri. Pieni poteri e democrazia. A noi fa schifo che un tizio qualunque, da un pratone qualunque, offenda il Presidente della Repubblica e attraverso di lui la nostra Costituzione.

Come è successo ieri alla vigilia del raduno leghista a Pontida. Vito Comencini, 31 anni, deputato veneto, esponente della gioventù del Carroccio, ha dichiarato: “Questo Presidente della Repubblica, lo posso dire? Mi fa schifo. Mi fa schifo chi non tiene conto del voto del 34% degli italiani.”

Comencini, no, non lo puoi dire. E fa schifo che tu l’abbia detto.

Articolo 278 del codice penale: offesa all’onore e al prestigio del Capo dello Stato.

E’ vilipendio.

Ma anche se tu potessi dirlo…

Alle ultime elezioni europee avete ottenuto il 34% dei voti, ma ha votato solo il 56% dell’elettorato. Non avete 60 milioni di figli, né 60 milioni di fratelli. Men che meno sorelle.

La vostra volontà non è la nostra.

Quello che voi chiamate “popolo” per noi è “demos” cioè la radice della democrazia.

E la democrazia è tutelata dalla nostra Costituzione. L’avete mai davvero letta? Vi dice niente quel comma dell’articolo 1 che recita “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”?

Lì c’è tutto quello che dovete sapere. Fate uno sforzo. Sfogliatela almeno.

E poi, da giovani a giovani, non permettetevi di insultare il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Lui c’era dove e quando i vostri non si sa dov’erano.

Non conteremo le volte in cui il Capo dello Stato si è pronunciato sulla nostra condizione e sui nostri diritti, da quello allo studio a quello al lavoro. Le volte in cui abbiamo guardato a lui come garante del nostro futuro, quelle in cui – davanti allo scempio di leggi e umanità – è stato lui soltanto a rassicurarci che non tutto era perduto. Ma vi ricorderemo due nomi: Antonio Megalizzi e Giulio Regeni.

Antonio Megalizzi: ucciso in un attentato a Strasburgo, era un giovane giornalista. A dicembre 2018 ad accogliere la sua salma, a confortare i familiari, all’aeroporto di Ciampino c’era Sergio Mattarella. Non altri. Eppure avrebbero potuto. No, anzi avrebbero dovuto. E invece è stato lui a riempire anche le vostre assenze.

Giulio Regeni: mentre le amministrazioni leghiste ripetutamente si sono concentrate a tirare giù gli striscioni che chiedevano verità per il ricercatore friuliano torturato e ucciso al Cairo ormai 3 anni fa, Sergio Mattarella non ha mai smesso di ascoltare i genitori e di ricordarci che serve l’impegno di tutti sulla verità dei fatti che riguardano la morte di quel ragazzo, uno di noi.

E magari a voi, chissà, tutto questo farà pure schifo. Ma come dicevamo a noi fa schifo chi schifa, chi disprezza, chi offende, chi inganna, chi fa dell’ignoranza la propria bandiera.

Piccola postilla: il vostro slogan.. SìAmoilFuturo. No, non intestatevelo il futuro, perché ilfuturoè nostro

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