…E scusate se oggi ci sentiamo vichinghi

E’ servita una settimana. Neanche: 6 giorni per liberarci dalla politica dei porti chiusi.

Era dal giugno del 2018 che l’Italia non assegnava un porto sicuro a una nave umanitaria, da quando Matteo Salvini si era seduto al Viminale giurando che nessuna ong sarebbe mai sbarcata con il suo carico di vite e speranze.

Aspettavamo un segnale dal nuovo governo e, in particolare, dal Ministero dell’Interno. Ed ecco che è arrivato. Un segno tangibile che qualcosa, forse sì, sta davvero cambiando.

L’Ocean Viking, battente bandiera norvegese, è la prima nave di soccorso per la quale il decreto sicurezza bis non si applica: cade il divieto di ingresso nelle acque territoriali italiane e quegli 82 naufraghi salvati dalle ong Msf e Sos Mediterranée – tante donne, molti bambini – sono la testimonianza umana e vitale di quanto quella legge bestiale fosse solo una prova di forza, odio e propaganda. Una miscela esplosiva che oggi l’ex prefetto di Milano Luciana Lamorgese ha disinnescato.

La comunicazione è arrivata dopo giorni di trattative con gli altri Stati Europei e un patto con Francia e Germania che accoglieranno ciascuna il 25% dei migranti sbarcati nel nostro Paese. Il regolamento di Dublino, quel trattato che impone al paese di primo approdo di esaminare la richiesta d’asilo, pare così superato nei fatti, anche se restiamo in attesa di una modifica normativa concreta.

Ci voleva tanto? No. Ma ci è voluto tanto solo perché qualcuno aveva pensato che giocare sulla pelle delle persone facendo finta di battere i pugni sui tavoli europei fosse una buona strategia elettorale. Uno così miope da allearsi con i populisti del blocco di Visegrad senza capire – o facendo finta di non capire – che era proprio quella l’alleanza da evitare.

Pessima scelta, Matteo Salvini, oltre che crudele. Perché in meno di una settimana ti è stata data la lezione che meriti e, pensa, senza dirette facebook, senza tweet urlati, senza insultarti, senza neppure più considerarti.

In silenzio siamo stati tutti liberati. Ci resta addosso il ricordo dei giorni disperati della Diciotti, del coraggio dei ragazzi e delle ragazze delle ong che ti hanno sfidato, come Carola Rackete o il gruppo di Mediterranea, e di tutto quell’equipaggio di terra che, imbarcato sulla nave di una nuova resistenza, ha continuato a gridare: aprite i porti.

Affinché si sappia: non ci fermeremo dopo questo primo segnale. Lo sbarco di oggi ci fa tirare un sospiro di sollievo, sì. Ci libera, è vero, ma sull’accoglienza e sull’immigrazione c’è tanto da lavorare. Ci sono tante ferite da risanare. Tante tossine da espellere in Italia e uno spirito sinceramente europeo da ritrovare.

1 Comment

  1. Commentate come credete e volete ma almeno astenetevi dal raccontare balle. Intanto non c’è alcun patto con gli altri paesi europei. Si è, per il momento, solo parlato della redistribuzione. Senza mettere nero su bianco. In secondo luogo, se redistribuzione ci sarà, riguarderà soltanto i richiedenti asilo aventi diritto! Come dire un 10% circa… E gli altri 90%? Beh, resterebbero in Italia…

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