Due Italie: una che spera, una che sfascia

A Palazzo Montecitorio il discorso del presidente del Consiglio Conte, in piazza chi fa i saluti romani. Condividiamo un articolo di Lorenzo Tosa, autore del blog Generazioneantigone.it

In questo esatto momento, stanno andando in scena due Italie. Raramente è stato così chiaro.

C’è una Italia che, tra mille dubbi e contraddizioni, è in Aula a cercare di rimettere insieme i cocci di un Paese allo sfascio, di dargli un governo, la speranza di tornare ad essere credibile da noi e in Europa.
E c’è una Italia, in piazza, che fa il saluto romano, urla, straparla di golpi, piccona la Costituzione, evoca il voto a tre anni e mezzo dalla fine della legislatura, con una maggioranza stabile, e lo fa in nome del popolo italiano.

C’è una Italia che, con tutti i limiti possibili, usa un linguaggio civile e democratico, che prova a rimboccarsi le maniche per uscire dal clima d’odio in cui siamo sprofondati.
E c’è una Italia razzista, xenofoba, becera, oscurantista, ci sono i fascisti dichiarati di CasaPound, i fascisti mai pentiti di Fratelli d’Italia, i fascisti mascherati della Lega, mai come oggi uniti e spinti da un vento d’odio che non ha mai soffiato così forte.

C’è l’Italia del Presidente Mattarella.
E c’è l’Italia di Verona che chiama gli assassini “giganti buoni”, che considera la donna una minaccia, l’omosessualità una malattia, l’aborto un cancro da estirpare, e la cui idea di sovranità consiste nel lasciar morire centinaia di esseri umani in mare.

C’è una Italia che si sforza di fare politica, di ripartire, che onora fino in fondo la Costituzione repubblicana.
E c’è l’Italia degli analfabeti costituzionali che confondono una maggioranza legittimamente formata con una manovra di palazzo.

Io non lo so se dentro quel palazzo ci sono i buoni, se quello che oggi chiederà la fiducia sarà un buono o un cattivo governo e se i nuovi ministri saranno all’altezza della sfida enorme che li attende.
So, però, che là fuori, in quella piazza, c’è chi è pronto a smantellare 70 anni di conquiste che credevamo assodate, quella fragile identità europea che abbiamo costruito, la società libera, liberale e solidale per cui qualcuno ha versato sangue e lasciato la vita.

Sarà poco, sarà molto. È tutto quello che abbiamo. Difendiamolo.

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