Il sarto di Ulm e il vestito della Bellanova

Nella visione del sarto di Ulm di Brecht, l’artigiano cerca di costruire un apparecchio che permetta all’uomo di volare, l’esperimento fallisce, ma come Brecht sosterrà successivamente, l’uomo ha poi imparato a volare. Chi possiede una visione politica è come quell’artigiano: quando si rischia di rovinare al suolo, il pensiero politico è lo strumento per rialzarsi e volare guardando un orizzonte. Non è il sogno di Brecht che emerge dalla cloaca del dibattito social sul e per il vestito blu della Bellanova. 

Da un bel po’ di anni ormai, accade che l’esercizio estetico della politica prevalga sulle argomentazioni. Il casus belli innalzato a sopruso sociale è il titolo “non acquisito” che con gli aspetti comunicativi più trash diventa il vestito, il fisico, la giovinezza, la vecchiaia. Caratteristiche elevate impropriamente a categorie politiche. Ma la visione politica può prescindere dal titolo formativo, dalle competenze, si costruisce e si cuce con il tempo, campi di esperienza, di interessi, valori e pratiche amministrative che si cuciono insieme con la minuzia di un sarto. 

In ogni caso nessuno di noi, cittadini o popolo, si è preoccupato dei titoli di Salvini o del precedente Ministro dell’Istruzione Busetti, e non abbiamo alimentato alcun dibattito sui titoli dei grandi politici del passato. Al titolo non è automaticamente correlata la capacità di possedere, di coltivare una visione e una struttura politica.

Eppure a mio avviso da questo dibattito artificioso, arrovellato su se stesso, si rischia di eludere il punto politico fondamentale, e solo rispetto a questo, mentre esprimo la mia solidarietà alla Bellanova, mi sento di soffermarmi.

L’attuale Ministro dell’Agricoltura è stata una delle maggiori sostenitrici del Jobs Act e della Buona Scuola, nella sua più recente veste di renziana di ferro.

Oggi tiro un sospiro di sollievo, perché non ricopre la carica di Ministro del lavoro, ma avrei preferito che non fosse tra i ministri, non per il suo titolo o per il vestito, quanto per la sua visione, lontana anni luce dall’artigiano di Ulm. Quindi conservo il dubbio, ma provo a dare fiducia al M5S-Pd e alla sinistra. Fate presto ad archiviare proprio la stagione del Jobs Act.

Eppure la Cgil con la carta dei diritti , il lavoro di strada promuove una nuova forma di militanza sindacale, contrattazione inclusiva e forse in parte colta nella bozza di programma dei 5S che indica tra i punti una nuova legge sulla rappresentanza sindacale . Come potrebbe conciliarsi tutto questo nel nuovo connubio politico 5S , pd e sinistra? Lo stesso partito democratico ha approvato è sostenuto con forza , riforme come il jobs act, tra il plauso e soddisfazione di sindacalisti dello spessore della Bellanova ed Epifani. Il segretario della cgil ha dichiarato che nessun governo è suo amico, e ha chiesto esplicitamente punti chiari su antifascismo ,ma soprattutto sui diritti dei lavoratori, come il superamento del jobs act. Oggi questo nuovo governo che annovera tra le file storici dirigenti sindacali, potrebbe  essere un freno alla rivendicazione della cgil?

Rita Labruna

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