La democrazia e il suo tempo

Rousseau o non Rousseau, la verità è che se vogliamo la democrazia dobbiamo avere la forza di rivendicare il nostro tempo e di liberare le nostre vite dal ricatto della precarietà. Perché la democrazia è un meccanismo complesso che richiede tempo per incontrarsi, conoscersi, confrontarsi, capirsi, superare le differenze, raggiungere una sintesi. Una riflessione di Luca Cioffi

Il governo che ha giurato giovedì scorso davanti al capo dello Stato nasce dopo il via libera di una consultazione online tra gli iscritti alla piattaforma Rousseau. In questi giorni se ne è dibattuto molto, in un dibattito dicotomico sull’utilizzo del digitale nella presa delle decisioni e nella costruzione del dibattito interno di un partito/movimento politico. Ormai gli spazi di condivisione, di partecipazione e di organizzazione sono sempre più limitati ed è innegabile che il web sia diventata una vera e propria piazza, riuscendo a influenzare anche le dinamiche del dibattito, non solo politico, ma anche semplicemente interpersonale.

Consultare i propri iscritti su un blog di proprietà privata è giusto o sbagliato? Penso che limitarsi a questa domanda così polarizzata sia l’effetto principale del confronto social, di solito basato sull’individuare cosa ci piace e cosa non ci piace e non a centrare il nodo delle questioni. Risulta evidente che chiedere “SÌ o NO” ai propri iscritti è un metodo che smorza qualunque forma di approfondimento, di avanzamento, di discussione. D’altra parte, il completo scollegamento fra base e dirigenti nella presa di decisioni di tutte le organizzazioni politiche è una delle cause del profondo processo di spoliticizzazione. Per questo non mi sento di dare un giudizio netto e di rispondere a una domanda mal posta: c’è bisogno di immaginare nuove forme di partecipazione, ma questo tipo di consultazioni non sono sufficienti.

Nel sindacato lo sappiamo bene: coinvolgere i lavoratori, i delegati, i cittadini alla vita sindacale è complessissimo e richiede molta fatica. Ma il nodo della questione è tutto qui: la democrazia è un meccanismo complesso che richiede tempo. Il tempo è probabilmente il bene più prezioso che è venuto a mancare a causa della precarietà dilagante. Richiede tempo incontrarsi, conoscersi, confrontarsi, capirsi, superare le differenze, raggiungere una sintesi. Richiede tempo anche conoscere se stessi, analizzare e approfondire la propria condizione, comprendere quali sono i nostri reali bisogni per non farceli raccontare da altri, conoscere nuove esperienze per capire meglio cosa ci manca e cosa desideriamo. La democrazia, quella vera, non è una cosa semplice, non funziona a colpi di maggioranze e non si può esaurire nel meccanismo di regolamentazione della presa della decisione: è un meccanismo che si sviluppa nei processi collettivi di presa di coscienza e di condivisione. Il superamento del sistema fordista che divideva la giornata in 8 ore di lavoro, 8 ore di sonno e 8 ore libere ha fatto sì che le persone avessero sempre meno tempo e possibilità di partecipare alla vita politica, sociale e culturale, finendo ad esprimere la propria opinione in un click istantaneo.

Le politiche di “flessibilità” sul mondo del lavoro, di riduzione dei diritti sindacali, di disintermediazione e di attacco ai corpi intermedi hanno prodotto una democrazia sempre più debole e la partecipazione sempre più scarsa. Se vogliamo democrazia dobbiamo avere la forza di rivendicare il nostro tempo e di liberare le nostre vite dal ricatto della precarietà. Per questo mondo del lavoro e democrazia saranno due temi eternamente connessi e non può esistere democrazia senza un lavoro dignitoso e capace di emancipare le persone nella loro condizione economica, sociale e politica.

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