I giovani chiedono. Landini risponde

Un gruppo di ragazzi a confronto con il segretario generale della Cgil Maurizio Landini. È accaduto durante l’estate in occasione del Festival dell’economia di Trento. Una conversazione che adesso più che mai parla alla politica e al nuovo governo che ha giurato ieri. A fare le domande sono i ragazzi e le ragazze del think tank Tortuga. I temi affrontati sono tre: l’Europa dei diritti; la qualità del lavoro; il salario minimo.

Tortuga: Cosa può fare l’Europa per i lavoratori e come i sindacati possono contribuire, se possono?

Landini: Per prima cosa, credo sia importante riaffermare diritti comuni per tutte le forme di lavoro anche nei singoli Stati. Quello che va evitato e combattuto è la competizione a cui assistiamo adesso: tra chi è precario e chi non lo è, ad esempio. In Italia ci siamo addirittura inventati 30 diverse tipologie di lavoro. Sono convinto che il primo obiettivo debba essere questo. Per raggiungerlo bisogna estendere i contratti collettivi nazionali di lavoro e, contemporaneamente, avere una legislazione, anche europea, che sancisca diritti minimi al di sotto dei quali nessuno deve scendere.

Tortuga: Nell’epoca della globalizzazione, i lavoratori più esposti e vulnerabili sono quelli meno qualificati ma anche i giovani che oggi fanno più fatica a inserirsi e persino a rimanere in modo non precario nel mondo del lavoro. Cosa fa il sindacato per queste categorie?

Landini: Credo che per aggiornare le competenze dei lavoratori meno qualificati si debba conquistare il diritto alla formazione permanente. Mi spiego meglio: davanti alla rivoluzione che è in atto anche sul piano tecnologico – penso alla pervasività della tecnologia digitale che riguarderà tutte le persone in qualsiasi attività economica – ritengo che non basti studiare fino alla laurea. C’è bisogno che, anche quando si lavora, durante l’intera vita professionale, una parte del proprio orario venga destinato e pagato perché ci si sta aggiornando, ci si sta qualificando.  Il punto è mettere tutti nelle stesse condizioni. Per quanto riguarda la questione dei diritti che ha un impatto forte sulle nuove generazioni, come Cgil abbiamo deciso di depositare in Parlamento una nuova proposta di legge, un nuovo Statuto dei diritti dei lavoratori. Non è sufficiente quello del 1970 né lo è tornare a quel testo. Occorre una nuova Carta che si basa su un concetto: al centro c’è la persona. Ciò vuol dire che qualsiasi persone che lavora, a prescindere dal rapporto di lavoro che ha, deve disporre di determinati diritti garantiti: il diritto alla formazione, all’orario, alla giusta retribuzione, il diritto alla maternità, alla malattia, agli infortuni… Oltre a questo nuovo Statuto, occorre poi che i contratti nazionali di lavoro assumano valore di legge e, a quel punto, fissino i diritti salariali e normativi per tutte le forme di lavoro. Questo è quello che pensiamo.

Tortuga: A proposito di diritti salariali, si torna insistentemente a discutere di salario minimo. Ci chiarisce la posizione della Cgil su questa proposta?

Landini: Non siamo contrari in generale al salario minimo. Noi diciamo: si applichino i contratti collettivi nazionali di lavoro, firmati dalle organizzazioni rappresentative – quelle che hanno iscritti, che hanno i voti dei lavoratori – certificando anche il sindacato delle imprese. I diritti salariali sanciti dai contratti diventino per legge i salari minimi. Anche perché in un contratto non esiste un solo salario minimo: a seconda dei livelli di professionalità ce n’è più di uno. E poi il salario non è esclusivamente la tua paga oraria: sono pure le maggiorazioni se lavori di notte, se lavori il sabato, se fai i turni, se sei in malattia o sotto infortunio. È salario avere le ferie e maturare il tfr. È salario avere la pensione integrativa o avere i contributi pensionistici. Quindi la nostra proposta, molto precisa e fattibile, è: fate una legge che stabilisca che i contratti collettivi nazionali di lavoro hanno valore universale – erga omnes, come si dice – e a quel punto quello diventa il salario minimo.

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