Pane, rose e call center

Un articolo di Marina Mastropierro racconta l’ennesima crisi nel settore dei call center.

Tra le crisi aziendali che stanno colpendo il nostro Paese negli ultimi mesi vi è quella di una delle più grandi aziende del Mezzogiorno dopo l’ex Ilva di Taranto: il call center Network Contacts di Molfetta ha committenze dalle maggiori imprese italiane. Attivo nel settore delle telecomunicazioni e ubicato a Molfetta, nono comune di Puglia che affaccia sull’Adriatico, ha assunto negli anni circa 2600 dipendenti. Questa realtà ha rappresentato una fonte sicura di reddito che ora rischia di saltare danno di molte famiglie che vivono sul territorio e nei paesi limitrofi. La crisi che si è aperta, infatti, mette in pericolo circa 310 dipendenti.

Per scongiurare che questo scenario si realizzi nella mattinata di venerdì è stata avviata una trattativa presso la task force regionale per l’occupazione. La Regione Puglia si è dichiarata pronta a co-finanziare i piani di investimento per l’innovazione tecnologica e la formazione continua dei lavoratori on the job, un intervento diretto a contenere i costi di gestione aziendale e a consentire alle parti di discutere i termini di un nuovo accordo.
Qualche settimana fa il piano presentato dall’azienda non era piaciuto ai sindacati e, in particolar modo, alla Cgil che aveva considerato inaccettabili molte delle proposte avanzate dal gruppo e specialmente l’utilizzo dei permessi retribuiti per contribuire all’abbattimento dei costi aziendali, alcune novità in merito a condizioni di lavoro, incremento della produttività e rilancio aziendale, nonché al trattamento di fine rapporto e alla tregua salariale, misure che peserebbero irrimediabilmente sulle tasche dei lavoratori.

L’azienda che sostiene di aver bisogno di un aiuto per calmierare il costo del lavoro e riuscire a rilanciare la propria attività, dopo l’incontro di venerdì, si è detta ottimista sul rientro dei licenziamenti. Dal canto loro, i sindacati sono alla ricerca di una posizione comune e spingono sulla necessità che il governo intervenga su una riforma complessiva del settore che sta diventando sempre più esplosivo.
La Slc Cgil Puglia dichiara:
“non ci convince questa fase affannosa della procedura di licenziamento promossa unilateralmente dall’azienda che ci vuole costringere a contrattare con una spada di Damocle sulla testa. Siamo abituati e non ci faremo intimidire. Abbiamo chiesto di eliminare la procedura dal tavolo con la convinzione che così si agevolerebbe la discussione. L’ambito delle eventuali soluzioni non può riguardare solo la parte retributiva ma deve interessare e non intaccare i diritti e la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori che non sono fatti solo di tasche ma anche di testa e cuore”.
La Regione sembra essere d’accordo con le richieste della Cgil visto che ha annunciato di non essere disponibile a firmare soluzioni che esulino dall’alveo contrattuale e legislativo. La task force si riunirà nuovamente nei prossimi giorni per studiare nuove soluzioni praticabili. Alla prossima puntata!

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