Al lavoro come alla guerra

Sono stati 5 i morti sui luoghi di lavoro nelle ultime ore. Una strage che prosegue nell’indifferenza della politica e delle istituzioni che dovrebbero inorridire di fronte a queste tragedie che continuano a ripetersi. Scrive Carlo Soricelli, curatore dell’Osservatorio indipendente di Bologna morti sul lavoro.

Cinque vite spezzate improvvisamente. Cinque persone che non torneranno dalle proprie famiglie. Cinque uomini morti con addosso la tuta da lavoro e il sudore della loro ultima giornata conclusasi di colpo. A terra. Nel capannone di una fabbrica o tra la polvere di un cantiere.
A perdere la vita Davide Misto, operaio di 39 anni, schiacciato dai rulli di un macchinario in una ditta di lavorazioni plastiche, la Orsa di Gorla Minore, nel Varesotto. I suoi colleghi hanno annunciato uno sciopero e un presidio per lunedì prossimo.
Alla Elledi Plast di Pezzan di Istrana, in provincia di Treviso, muore un altro operaio. Marzio Bolsato, 47 anni, travolto da un bancale di materiale plastico che lo ha colpito alla testa, uccidendolo sul colpo.
Tra le vittime di ieri anche Franco Di Palma, edile di 57 anni, sepolto dal terreno franoso mentre effettuava lo scavo delle fondamenta per la costruzione di un casa di riposo a Ripi, nel Frusinate.
Non ce l’ha fatta Renato Nicolini, l’addetto della società Autostrade travolto lo scorso 4 agosto da un mezzo pesante sulla A12, mentre prestava soccorso a un automobilista rimasto in panne in una galleria tra Sestri Levante e Lavagna. L’uomo era rimasto schiacciato tra il suo furgoncino e il muro della galleria ed era stato portato in codice rosso all’ospedale San Martino.
Carabinieri e tecnici dell’Asl di Portoferraio, sull’isola d’Elba, sono ancora al lavoro per stabilire le cause del decesso di Cosimo Blasi, trovato privo di vita nei pressi di un cantiere. Probabilmente la sua morte è dovuta a una scarica elettrica. L’uomo lavorava in nero non si sa ancora per chi.

E’ un’Italia orribile quella che ci appare davanti agli occhi. Proprio ieri l’Inail ha diffuso il numero di denunce raccolte nei primi 7 mesi dell’anno. 599 persone morte di lavoro in 212 giorni. I numeri sono quelli di una strage continua e silenziosa. Comparandoli con quelli dello stesso intervallo di tempo del 2018, le statistiche registrano un aumento del 2%.
In realtà occorre avere ben chiaro che queste sono solo denunce e molte non verranno poi riconosciute. Tra l’altro, e lo scriviamo da anni, le morti sono molte in più rispetto a quelle diffuse dall’istituto che si occupa di censire soltanto i propri assicurati.
Sono molte le categorie di lavoratori non assicurate all’Inail come per esempio la stragrande maggioranza degli agricoltori schiacciati dal trattore, già 102 dall’inizio dell’anno. Ma ormai tra gli stessi edili troviamo i regolarmente assunti e assicurati e quelli al lavoro con regole impazzite e senza alcuna tutela.
Secondo i nostri calcoli dell’Osservatorio indipendente di Bologna, dal primo gennaio sono 952 i morti complessivi, considerando anche gli incidenti in itinere, di questi 465 sui luoghi di lavoro.
Su queste tragedie occorre la massima chiarezza. Abbiamo la speranza che il nuovo governo ponga finalmente al centro della sua politica la qualità del lavoro e la vita dei lavoratori. Speriamo non sia solo una speranza.

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