Colin Crouch: “L’Italia – e la Sinistra – hanno un’occasione per salvarsi. Non sprecatela.”

Tra poche ore terminerà il secondo giro di consultazioni del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Scopriremo così se ci sarà una nuova maggioranza oppure no. E in quel caso capiremo anche se il nuovo governo sarà pronto a cambiare l’agenda politica. Intanto una conversazione con il sociologo inglese Colin Crouch ci avverte: “dovete lavorare insieme per salvare il Paese dai veleni del nazionalismo.” Un’intervista inedita all’autore di “Post-democrazia” e di “Identità perdute” (Laterza)

Per alcuni opinionisti internazionali si è trattato del passaggio da uno stato confusionale al caos, qual è la sua percezione della crisi italiana da studioso di democrazia, post-democrazia e nazionalismi contemporanei?

Colin Crouch – L’Italia condivide con alcuni Paesi – come Gran Bretagna, Ungheria, Stati Uniti – la presenza di un importante partito xenofobo e populista. Queste formazioni politiche cercano sempre di cambiare le carte in tavola e di sfidare le regole in nome del cosiddetto ‘popolo’ (in realtà, una minoranza). In particolare da voi, lo scenario è così complicato che i politici praticano i propri giochi quasi senza tenere conto alcuno dei bisogni del Paese e dei cittadini. Ma questo è un problema cronico della politica italiana: insomma non mi è sembrata una novità. 

Eppure c’è un disperato bisogno di un governo che sappia guardare oltre le scadenze elettorali. Invece finora siamo rimasti intrappolati in una campagna elettorale perenne.

Colin Crouch – Ricordo bene che la politica e l’industria italiana – anche i sindacati – sostennero l’ingresso nell’euro per incentivare il Paese e sollevare l’economia in modo da farle raggiungere livelli più elevati di produttività. Si trattò di un passaggio cruciale a cui seguirono anche politiche serie per migliorare le infrastrutture, la formazione, gli aiuti alle imprese. La classe dirigente, però, ha sprecato decenni in giochi puramente politici, senza tenere conto delle necessità economiche e sociali. Berlusconi svolse un ruolo particolare in questo disastro, ma non fu il solo.

Se dovesse rivolgere un appello alle varie forze che oggi compongono la sinistra italiana e ai partiti che in queste ore sono chiamati a consultarsi con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, cosa direbbe?

Colin Crouch – Dovete lavorare insieme, tutti (sinistra e centro), per salvare il Paese dai veleni del nazionalismo, altrimenti rischiate di unirvi a noi inglesi nel nostro rovinoso viaggio fuori dell’Unione Europea. Ma il nuovo esecutivo dovrà essere un governo serio, attento ai problemi veri del Paese, e non un’entità autoreferenziale, un prodotto del Palazzo.

Professor Crouch, tra le identità perdute, a cui lei ha dedicato un libro, c’è sicuramente quella di classe. E questa è forse una delle perdite che più ha indebolito le socialdemocrazie occidentali compresa quella italiana. Come possiamo rifondare i nostri legami socialdemocratici in una società sempre più frammentata? In altre parole, quale dovrebbe o potrebbe essere oggi la nostra “base”?

Colin Crouch – Nell’economia post-industriale, le classi subalterne non hanno alle spalle una storia di lotta per la cittadinanza come nell’economia rurale e in quella industriale e questo rende le loro identità frammentate e deboli. Forse nelle società postindustriali ci sarà un caleidoscopio di partiti piccoli, temporanei, disgregati, ma una Destra e una Sinistra esisteranno sempre. Per questo motivo, dobbiamo cercare di delineare l’identità della sinistra tra quei partiti e quei movimenti che considerano prioritarie questioni come la disuguaglianza, le condizioni del lavoro, i beni collettivi, inclusi clima e ambiente. In effetti, quest’operazione potrebbe essere forse più facile proprio per la politica italiana, che ha sempre mantenuto una certa apertura tra partiti, anche ostili. Ovviamente, ogni partito aspira a conquistare la maggioranza, ma in realtà saranno sempre le coalizioni a garantirla. L’importante è che queste alleanze abbiano visioni quanto più possibile condivise. Un altro fattore molto rilevante è il cambiamento nelle politiche di genere. Tradizionalmente, i partiti di sinistra furono guidati da uomini che erano capi di famiglia. La maggior parte delle donne, spesso più legate ai richiami religiosi, tendeva a votare per il centrodestra. Nell’economia postindustriale le donne rappresentano la maggioranza dei lavoratori nei ranghi medi e bassi e degli iscritti nei sindacati. Anche la disuguaglianza incide, per molti aspetti e fortemente, proprio sulle vite femminili. Così assistiamo a questo slittamento: donne che si spostano a sinistra, uomini che si spostano a destra. Per la Sinistra è un’occasione per rappresentare pienamente le une e gli altri. È importante che non trascuriamo mai i problemi degli operai e delle operaie, della classe lavoratrice.

Matteo Salvini e la Lega dei porti chiusi e dei pieni poteri, Boris Johnson che chiude il parlamento inglese fino a metà ottobre e punta all’hard Brexit, Donald Trump con dazi e muri, Jair Bolzonaro in guerra contro donne, indigeni, minoranze e persino contro il polmone del mondo. Gli uni pronti a schierarsi subito al fianco degli altri. Quali sono i veri legami tra queste forze secondo lei? Sembra esserci una sorta di movimento internazionale di estrema destra, mentre l’internazionalismo della Sinistra appare un lontano ricordo…

Colin Crouch – È stranissimo. L’internazionalismo dei nazionalisti è più potente di quello degli internazionalisti. Tuttavia è un fenomeno che possiamo spiegare. I nazionalisti – sia della destra che della sinistra sovranista – hanno un’agenda condivisa solo in negativo: resistere alla collaborazione internazionale; contrastare i diritti di donne e migranti; opporsi alle azioni per salvare il clima. Per esempio, Salvini e l’ungherese Orbán hanno interessi diametralmente opposti: Salvini odia l’Europa perché non aiuta sufficientemente l’Italia con i profughi; Orbán odia l’Europa perché chiede all’Ungheria di aiutare l’Italia. Il punto di incontro tra i due è, in effetti, l’odio nei confronti dell’Europa e questo basta per un’alleanza. Dobbiamo comunque ricordare anche il ruolo della Russia di Vladimir Putin, che ha sostenuto la campagna per la Brexit, e leader come Orbán e Salvini. La Russia vuole un’Europa debole, come vogliono anche gli Stati Uniti di Donald Trump. 

Nel suo ultimo libro Identità perdute. Globalizzazione e nazionalismo, pubblicato da Laterza, lei ha difeso la globalizzazione, a patto che cambi sembianze. Il nostro è un blog partigiano, parla di resistenze contemporanee, le domandiamo perché e cosa significa oggi essere partigiani della globalizzazione contro i nazionalismi che ha appena descritto?  

Colin Crouch – Il protezionismo e gli interessi che esso difende impoveriscono il mondo. Io sostengo la necessità di una globalizzazione regolata che garantisca principi imprescindibili per la sinistra come la protezione dei diritti dei lavoratori, nei paesi ricchi ma anche nei paesi in via di sviluppo; la salvaguardia dell’ambiente e del clima; la tutela dei cittadini dal comportamento irresponsabile del capitalismo finanziario. Con regole e controlli avremmo una globalizzazione più graduale, ma più sicura. L’espansione del commercio porta benefici a tutti. Anche oggi vendiamo più noi alla Cina, di quanto la Cina venda a noi.

Il nostro è un blog di giovani per i giovani. Guardiamo a sinistra e guardiamo al lavoro, al sindacato, all’ambiente, all’Europa, ai diritti umani e civili. I giovani sembrano essere stati ridotti a una categoria sociologica. Al sociologo Crouch allora chiediamo: cosa vede nella nostra generazione? Abbiamo un ruolo, un compito, un dovere, un potenziale?

Colin Crouch – In tutto il mondo i giovani ci guidano sulle questioni ambientali e climatiche. Sono bravissimi. Ma è una generazione costretta ad affrontare troppi rischi, priva di protezione sociale perché il welfare state è nato per una società industriale mentre loro lavorano principalmente nell’economia post-industriale. Penso perciò che la prima questione per una seria riforma della politica sociale dovrebbe essere come affrontare i problemi delle nuove generazioni: il lavoro precario e insicuro, il diritto alla casa ad esempio. Negli anni recenti, invece, “riforma del welfare” ha significato “tagli”! Questo deve cambiare. Le voci dei giovani sono importantissime per dare vita a un nuovo dialogo sociale.

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