La sveglia di Conte

Mentre scriviamo, a Palazzo Madama prosegue il dibattito parlamentare che segue le dichiarazioni del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Il premier ha sancito, dopo 14 mesi, la fine di questo esecutivo e ha già dichiarato che rimetterà il proprio incarico nelle mani del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Certamente si conclude l’esperienza di un governo che non ha operato bene per il nostro Paese. Apriamo il dibattito sulle pagine del nostro blog, il primo a prendere la parola è anche uno dei più giovani dei nostri dirigenti, Luca Cioffi, segretario organizzativo della Cgil di Avellino.

Ebbene sì, Giuseppe Conte si è svegliato e ha finalmente deciso di attaccare frontalmente Salvini. Tutte le critiche avanzate in questi mesi – soprattutto nelle piazze – da sindacati, associazioni e movimenti sono state improvvisamente condivise dal presidente del Consiglio. Con una semplice, dovuta precisazione: in questo anno è stato a capo del Consiglio dei ministri e non ha fatto nulla per intervenire. Bisogna stare attenti prima di celebrare nuovi eroi sotto lo stendardo dell’anti-salvinismo: quell’errore è già stato commesso per 20 anni con Berlusconi e non va ripetuto. Anche perché l’azione politica di questo governo, nel discorso del Primo Ministro, è stato rivendicata per intero.

Matteo Salvini

Dare dell’arrogante a Salvini non salva dall’aver avallato i porti chiusi, i decreti sicurezza, i mancati investimenti e l’assenza di politiche industriali. All’interno del discorso, Conte ha anche sottolineato come la crisi di governo rischi di interrompere il percorso per dell’Autonomia Differenziata, che ha rivendicato e alla quale la Cgil si è opposta con chiarezza dal primo momento.
Se ci troviamo in questa situazione è soprattutto perché il Movimento 5 Stelle e il premier Conte hanno permesso alla Lega di fare il buono e cattivo tempo. Pur volendo leggere la tardività degli attacchi di Conte come correttezza istituzionale, ci si chiede perché non si sia intervenuti con fermezza durante il caso Russiagate: fatti di una gravità inaudita che avrebbero meritato ben altro atteggiamento da parte degli alleati di Governo.

Luigi Di Maio

Ora si apre una fase di forte incertezza. Proprio per questo è importante mantenere la lucidità. È necessario contrastare l’avanzata di Salvini: la secessione dei ricchi, la flat tax e l’abbattimento di ogni progressività fiscale, il razzismo di Stato, il securitarismo violento, un’idea della donna e della famiglia medioevale sono evidentemente il principale nemico in questa fase. Questo però non deve farci dimenticare da che parte stare e di cosa c’è bisogno.
Mentre Conte latitava, la Cgil c’è stata. Ha riempito le piazze dal 9 febbraio al 22 giugno, con 5 manifestazioni nazionali e 3 scioperi generali. Lo abbiamo fatto rivendicando investimenti, lavoro di qualità, una legge sulla rappresentanza, una fiscalità progressiva e una patrimoniale, un welfare efficiente e universale, un piano straordinario per l’occupazione e per il Mezzogiorno, uno sviluppo sostenibile e la Carta dei diritti universali del lavoro.

Sappiamo quali sono le priorità del paese e della nostra gente: anche chi ha votato il governo gialloverde si è trovato nei mesi successivi a scendere in piazza con i sindacati per rivendicare diritti e dignità. Abbiamo quindi ben chiara qual è la nostra parte della barricata: non ci servono falsi eroi, ma diritti, dignità e lavoro!

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