Non lasciamoci distrarre

Il Senato voterà martedì 20 agosto. Comunque andranno le cose, la crisi di governo non può farci dimenticare le priorità del Paese. Un richiamo alla politica e anche a noi stessi.

Si aspettano mare grosso a bordo della Ocean Viking, 356 anime salvate e in attesa di un porto sicuro. Come i 151 migranti che sulla spagnola Open Arms attendono da quasi due settimane a largo di Lampedusa. 500 a conti fatti. 500 vite su cui si gioca l’ultima grande partita elettorale. La più elettorale di tutte in effetti. Perché dopo un anno di propaganda incessante, di slogan, di navi bloccate, di decreti disumani e vergognosi, queste imbarcazioni arrivano a lambire le nostre coste quando il Ministro degli Interni Matteo Salvini ha avviato la crisi di governo.

Grossa crisi, grande crisi, da giocarsi in fretta per capitalizzare i consensi – dice lui. Ma il Senato intanto gli fa un primo, piccolo sgambetto: non si voterà la sfiducia al presidente del Consiglio tamburo battente, come il capo della Lega avrebbe voluto. La conta, o la resa dei conti, ci sarà il 20 agosto a Palazzo Madama, il 21 a Palazzo Montecitorio.

E così anche noi abbiamo una settimana per riflettere bene su quanto sta accadendo, sugli scenari che si profilano.

Voto subito oppure no. Governo di transizione o di scopo. Alleanze, addii o rotture. Non c’è organo di stampa che non sia impegnato nel racconto dei retroscena politici, di vecchi e nuovi schemi e di altrettanto vecchi e nuovi equilibri.

Possiamo e dobbiamo interrogarci con la forza che ci hanno dato quelle migliaia di cittadini che, città dopo città, spiaggia dopo spiaggia, hanno restituito speranza ai nostri ideali partigiani e democratici. Da Soverato a Catania il messaggio è stato così forte e così chiaro che, tornato a Roma per il suo quarto d’ora da super-uomo a Palazzo Madama, il vice premier Salvini – quello che vorrebbe i pieni poteri – ha subito messo in bella vista un post anti-migranti. Insomma come a dire: volete fermarmi? Io non mi fermo. Io sono così, oscuro ma senza essere cavaliere (magari mangiandomelo il partito del Cavaliere).

Ecco riflettiamo su queste ultime mosse elettorali. E intanto pensiamo a tutto quello da cui rischiamo di distrarci.

Le vite umane a bordo di quelle navi, ad esempio. Ma anche la vita di quel venditore ambulante originario del Bangladesh aggredito sul lungomare di Napoli e finito al Cardarelli in prognosi riservata. E poi quelle perdute di quel bracciante rumeno di 57 anni che un paio di giorni fa si è accasciato senza più rialzarsi su uno dei nostri campi di pomodoro, ancora una volta nel foggiano, o quella di Omowunmi Bamidele Akinsanya: 33 anni, sposata, 3 figli, ghettizzata, schiavizzata e bruciata nel rogo di una delle baraccopoli di invisibili che troviamo sulla nostra terra. Stampiamocele bene nella testa queste storie.

Così come non dobbiamo dimenticare la lapide dedicata a Giuseppe Di Vittorio, devastata nell’anniversario della sua nascita. Un segno tangibile – se ancora ne avessimo avuto bisogno – che la nostra storia ha un valore così fondante che i nemici dei diritti di tutti e di quelli degli ultimi, in particolare, non solo la temono ma vogliono distruggerla. 

Ha ragione la presidente dell’Anpi Carla Nespolo ad augurare un’estate di cuore e di cervello perché al ritorno dalle vacanze – comunque vada il voto di martedì e mercoledì prossimo – “avremo tutti molte cose da fare per contrastare la dilagante svolta a destra e per contribuire a rilanciare un’alternativa civile e sociale.”

Aggiungiamo noi: anche un’alternativa economica. Perché la crisi prima di essere politica è crisi industriale e crisi del lavoro. In crisi noi giovani che facciamo fatica a trovare un’occupazione dignitosa e che sempre più spesso scegliamo di cercare all’estero un poSto sicuro … quanta differenza può fare una sola lettera! In crisi quelle centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici appesi ai tavoli mai chiusi del Ministero dello Sviluppo Economico. In crisi i pensionati che faticano ad arrivare alla fine del mese. In  crisi le scuole che mancano di insegnanti e di dirigenti ma mai di precarietà. In crisi gli ospedali senza medici, senza risorse, senza posti letto. In crisi i cantieri paralizzati. In crisi il Mezzogiorno sempre più vittima del divario con il Nord. In crisi il territorio abbandonato al degrado e l’ambiente strozzato dall’emergenza climatica.

Ecco, per tutte queste ragioni, servirebbe – proprio dalla politica – uno scatto di dignità ma soprattutto di responsabilità. In questi giorni, allora, facciamoci sentire, apriamo un dibattito, confrontiamoci. Cgil, Cisl e Uil, che da mesi riempiono le piazze, hanno ammonito: “È il momento della serietà, del pieno rispetto dei principi, dei valori e dei comportamenti indicati dalla nostra Carta Costituzionale, nata dalla Resistenza e dalla sconfitta del fascismo e del nazismo.”

La soluzione – è vero – spetterà al Parlamento a cui toccherà votare o sfiduciare il governo e al Presidente della Repubblica, garante della Costituzione. Ma anche noi abbiamo un obbligo morale e civile: non lasciarci distrarre e ricordare a tutti – persino a noi stessi – quali sono le priorità del presente e quelle del futuro.

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