Il ritorno dell’ambasciatore al Cairo: quella decisione sbagliata di due anni fa

Il 14 agosto del 2017 la decisione di ripristinare normali relazioni diplomatiche con il Cairo “per premiare la maggiore disponibilità della magistratura egiziana a collaborare con quella italiana per stabilire la verità sulla morte di Giulio Regeni”. Un grossolano errore – o peggio, una menzogna – a giudicare dai risultati ottenuti da quel provvedimento volto a tutelare soltanto gli interessi delle lobby, non quelli dei genitori del giovane ricercatore italiano e della società civile. Scrive Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia

Nella canicola del tardo pomeriggio della vigilia di Ferragosto di due anni fa, il governo Gentiloni, per mano del ministro degli esteri, Angelino Alfano, poneva fine all’unico gesto di “inimicizia” compiuto nei confronti dell’Egitto dopo l’assassinio di Giulio Regeni: il ritiro, deciso nell’aprile 2016, dell’ambasciatore al Cairo.
Una decisione giunta proprio il 14 agosto, tra l’altro, giorno che in Egitto è ricordato come quello del massacro di Rabaa, la “Tianamnen del Cairo”: almeno 800 manifestanti uccisi, secondo alcune fonti oltre 1000.

Il governo assunse la decisione di ripristinare normali relazioni diplomatiche con l’Egitto sostenendo, in modo del tutto errato, che la magistratura egiziana aveva mostrato maggiore disponibilità a collaborare con quella italiana e che, dunque, tale sviluppo andava premiato.

Ci si avventurò anche nell’apodittico, con enorme ipocrisia: la presenza del l’ambasciatore Emanuele Contini avrebbe accelerato e facilitato la ricerca della verità. Dunque, lo si stava facendo “per la verità“.
In questi due anni, non è cambiato nulla. Anzi, no: è cambiato tanto, e in peggio.

La situazione dei diritti umani è peggiorata enormemente, andando a colpire anche la comunità degli attivisti che con coraggio e generosità si erano messi a disposizione per contribuire a far luce su quanto accaduto a Giulio. Sul piano dei rapporti diplomatici è tornata un’armonia perfetta: incontri bilaterali sempre più fitti, forniture di armi, formazione, scambi commerciali ai massimi livelli, comunanza di vedute sul tema dell’immigrazione.
Di fronte alla crisi dei diritti umani e alla completa mancanza di passi avanti sul piano della collaborazione della magistratura egiziana con quella italiana, i genitori di Giulio Regeni, la loro avvocata, i movimenti della società civile che da tre anni e mezzo portano avanti la campagna “Verità per Giulio Regeni” sono concordi nel chiedere che l’Italia richiami nuovamente l’ambasciatore.

Qui la petizione: https://www.change.org/p/l-italia-richiami-l-ambasciatore-dall-egitto-giuseppeconteit

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