Sotto il sole… della crisi

Con la crisi di governo, inizia il conto alla rovescia. Possiamo evitare di consegnare il Paese a una destra che fa solo propaganda e predica odio? Sicuramente dobbiamo provarci. Per farlo forse serve pensare a nuove alleanze. Riceviamo e pubblichiamo una riflessione di Rita Labruna. Il dibattito è aperto.

Sinceramente non mi sento di gioire per le eventuali e imminenti elezioni politiche. Forse la mia potrà sembrare fantapolitica, o un’analisi dettata da un antico residuo ideologico, ma si rischia di consegnare consenso pieno a un campo di centro destra “puro” e di regalare alla Lega una maggioranza che nel Parlamento, nel paese ancora non possiede – basta considerare i gruppi parlamentari.

Per ora il consenso di cui gode il partito di Matteo Salvini è molto emotivo, mediatico e irrazionale, costruito sulla rabbia delle persone, complice anche una certa stampa mainstream e programmi televisivi che entrano nelle case e nelle vite delle persone, con una logica di odio e di violenza, abiurando di fatto la capacità di analisi critica.

La stessa campagna elettorale (costruita artatamente da Salvini) rischia di incentrarsi esclusivamente sulle ong e sui migranti, contrapponendo il fascismo e l’antifascismo, occultando di fatto i veri problemi del nostro paese.

Non faremmo forse il suo gioco? Eppure la crisi economica e sociale dilaga e ci divora come una bestia feroce: giovani e meno giovani sono costretti a partire; interi settori industriali e non sono completamenti dismessi e o delocalizzati; generazioni storiche di precari aspettano da anni i concorsi, come quello della scuola; la sanità pubblica è ridotta all’osso e al Sud zero investimenti.

Si può continuare così, utilizzando solo la retorica securitaria? In fondo si continua a morire sui luoghi di lavoro, ma l’insicurezza lavorativa dei nostri figli è secondaria rispetto alla sete di potere della Lega. Il decreto sicurezza bis non è altro che un 41bis applicato ai poveri cristi, per evitare che il malcontento sociale possa organizzarsi e crescere. E mentre Salvini al sole accusa i migranti e le organizzazioni non governative e fa il bullo con Richard Gere, le disuguaglianze continuano a crescere.

Per lui è solo l’ennesima occasione per mostrare la sua spudorata virilità, il suo machismo politico da immortalare in un selfie. Purtroppo la politica sta diventando un mestiere per tanti, quindi invece di pensare a voi stessi, perché non prendervi cura delle pene del Paese?

Personalmente auspico che ci sia lungimiranza tra gli esponenti del Pd, dei Cinque Stelle, di Leu per costruire una nuova maggioranza di transizione. E sgonfiare il consenso mediatico del capitone! Nel frattempo fuori dal parlamento, proviamo a lavorare tutti insieme, per costruire un vero campo o laboratorio, un campo di esperienze plurali che metta insieme la sinistra, le forze e movimenti cattolici popolari, il mondo del lavoro e del sindacato e perché non pensare anche ad un pezzo dei Cinque Stelle? Immaginare un manifesto comunitario sul modello di quello di Monsignore Paglia è di grande attualità.

Ognuno di noi, laici e non, dovrebbe leggere le riflessioni della IV conferenza internazionale sull’Equilibrio del mondo, svoltasi all’Avana, ripercorrendo il pensiero di Jose Martì e Che Guevara. L’obiettivo non è solo quello di contrastare la destra in Europa, ma di costruire un progetto vero, un orizzonte politico, non l’ennesimo cartello elettorale!

In questi mesi la Cgil sta delineando una chiara agenda politico-sindacale, il sindacato di strada e la partecipazione degli iscritti alle assemblee per una nuova contrattazione sociale, il piano del lavoro. Nuove pratiche di mobilitazione e partecipazione pensate e messe in campo dalla confederazione guidata da Maurizio Landini. Potrebbe, quindi, un nuovo laboratorio politico sociale, raccogliere questi semi, che faticosamente e in modo francescano sta piantando la Cgil?

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