Mi piace lavorare

Da Potenza, Basilicata, storie di vita vissuta. Dal Mezzogiorno, dove un posto di lavoro vale enormemente più che altrove, una nota catena di abbigliamento, profumi e casalinghi distribuisce licenziamenti e ingiustizie come bruscolini. Ma le lavoratrici non sono sole: c’è la Cgil a sostenerle

Voglio lavorare e lavorare bene. Ogni mattina entro dalla porta di servizio della Coin di Potenza, indosso la mia divisa, entro in reparto e si accendono le luci.
Lavoro da anni per questo grande marchio nazionale. I capi che offriamo sono di una certa qualità, e sono fiera di offrire il mio contributo.
Pronta, veloce, sorridente. Non conto più le stagioni di saldi vissute. Ogni giorno mostro ai clienti ciò che stanno cercando. Se sono indecisi so aiutarli. Alla fine della giornata sono contenta.

Il punto vendita Coin di Potenza

Ma a volte le cose possono cambiare velocemente. Un rimprovero mentre scambi una parola davanti alla macchinetta del caffè. Un altro mentre stai servendo un cliente che necessita di più attenzione.

Non dovrebbe essere difficile riuscire a spiegare che fa parte del mio quotidiano essere utile ai clienti, o che è certamente un mio diritto fermarmi 5 minuti a bere un caffè senza scottarmi la lingua. Lo è se ti trovi di fronte un muro. Con le colleghe avevamo un gruppo WhatsApp. Ci è stato intimato di chiuderlo.

Accade allora che un giorno una cliente mi chiede di metterle da parte un capo che sarebbe passata a prendere più tardi. Si tratta di una signora che fa spesso acquisti nel nostro punto vendita. Infatti l’indomani mattina, puntuale, la donna torna per acquistare il capo. Spende pure un’ingente somma. Torno a casa ed è una sera normale.

Il punto vendita Coin di Potenza

E invece è l’inizio di una ronda da inferno che ha come conseguenza il “licenziamento per giusta causa” per me e per la responsabile del reparto. È un fulmine a ciel sereno. Anzi due. L’iniziale solidarietà dei colleghi si trasforma presto in un muro, c’è il timore di andare incontro a guai rimanendo in contatto con noi. L’azienda arriva anche a mostrare a persone estrenee ai fatti il video dell’accaduto. Non che ci fosse molto da vedere, ma in ogni caso si tratta di un’azione scorretta.

Non è rimasto che rivolgerci al sindacato. Alla Filcams, che è la federazione dei lavoratori del commercio della Cgil. Ci siamo ritrovate di colpo senza lavoro né parte del nostro mondo di riferimento. Sole con la sottile insinuazione legata a quel capo poggiato dietro le casse, un’azione alla luce del sole, un vestito rimasto per tutto il tempo alla portata di tutte le commesse. Cose che manderebbero al tappeto un elefante. Se non avesse qualcuno di forte accanto. Ma noi lo abbiamo.


Nelle scorse settimane, in seguito a un passaggio societario all’interno del sistema di franchising che regge la catena, la Coin di Potenza ha licenziato un’altra lavoratrice qualche mese dopo il rientro dalla maternità per riduzione del personale. Ennesimo atto non giustificato nei confronti dei lavoratori per spostare l’inquadramento della pianta organica dai contratti nazionali ai rapporti atipici. La Filcams Cgil ha sporto denuncia all’Ispettorato del lavoro e ha intrapreso le azioni legali per contrastare i provvedimenti emessi dall’azienda.

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